Lectio tertia pars secunda – Il sostantivo

27 gennaio 2013 di  
Categorie: Corso di latino di Atticus e Alter

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Ah, dopo aver mangiato ci si sente meglio.

Già, quanto zucchero nel caffè?

Mezzo cucchiaino grazie. Allora, dove eravamo rimasti?

Stavamo parlando del dizionario frequenziale dello zio.

Ah sì; ricordati di fare un po’ di fotocopie per darle ai ragazzi.

Ok. A proposito, che ne è stato del prozio?

Non so, vediamo che dice il diario:

Addì 25 Aprile: Sono tre giorni che non dormo. Mi aggiro per casa con il mio dizionario frequenziale stretto al petto e non lo lascio un momento. Ci sono occhi dappertutto. Domani mi metterò a cercare qualche editore che me lo pubblichi. Già mi immagino ….ma… un momento! Cosa vedono le mie pupille dalle fessure della persiana? Quella sanguisuga del mio provider che viene a reclamare i soldi del  canone! Dannato usuraio, vende traffico scadente a peso d’oro e pretende una fortuna per farmi navigare in internet alla velocità di un vecchio chiattone.  Non mi avrà. Presto! Intanto nascondo le mie preziose carte in questa cassa; tornerò a riprendermele appena sarà il caso (e se non dovessi tornare vadano esse a chi le trova perchè ne faccia buon uso). Adesso a noi sordido individuo. Suona suona.  Al grido di Yahoo navigherò di nuovo fra i gorghi di Google fino ad Altavista.  Io esco dal retro. Addio a tutti.

Il diario finisce qui.

Accidenti! Pressato dai creditori.

Bah, storie di altri tempi. Allora! Adesso possiamo anche risolvere la questione di quel famoso Manfano. Forza! Vai sul dizionario e cercalo. Che c’è scritto?

Momento…man…manf…Manfanus, i – Antenato di Atticus.

Visto? Che ti dicevo? Seconda declinazione, come si evince dalle desinenze del nominativo e del genitivo singolare della tabella delle declinazioni. Semplicissimo. Domani interrogo!

Mah?!

Che hai da bofonchiare?

Mi pare che tu faccia le cose troppo semplici.

E perchè? La tabella con le desinenze l’ho data, il dizionario anche, che manca?

Come che manca? Ma hai visto che traffico bisogna fare per risalire al nominativo con i sostantivi della  terza declinazione?

No, dove sta?

Di là, nel corso base di latino.

Fammi vedere!?  Mumble…mumble…..desinenze…embè?……casi…e allora? Tema differente, casi particolari!…Iuppiter!!! …ma no!

Visto?

Vorresti dire che da due mesi sto pontificando che la declinazione del sostantivo latino è fatta da una parte fissa detta tema che non cambia mai e da una serie di desinenze che, aggiunte al tema, formano i casi mentre non è vero niente?

No, non ho detto che non è vero per niente; dico solo che con la terza declinazione pare che, insieme alle desinenze, spessissimo cambi anche il tema.

Ma questo è inaudito! Ma non si fa! Ma che lingua è mai questa? Si stabiliscono le regole e poi le si ignorano. Ma come ragionavano questi romani? Facile così! C’è un nome un po’ strano? Non torna? Lo correggiamo, dico io! Macchè! Buttiamolo nella terza declinazione vai, che tanto là dentro  ci sta di tutto!

Ma dai, come diceva Don Milani “bisognerebbe intendersi su quale sia la lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. E per bocciarlo!”.

Sì, ma insomma! Mi spieghi come fa un povero neofita ad orientarsi in tutta quella bailamme di rotacismi, liquide, gutturali e via dicendo? Bisogna dargli una mano.

Ma l’operazione di risalire al nominativo della terza declinazione è complessa a prescindere.

E allora? Se parliamo di operazioni complesse niente di meglio che ricorrere al De Clisteris.

Eccoci! Chi sarebbe costui?

Egisto De Clisteris detto “Cazzarola” a causa delle esclamazioni di  stupore di discepoli e pazienti per i suoi innovativi metodi di cura. Figlio di un ufficiale di cavalleria e di una sarta, fin da giovane mostrò una rara predisposizione per l’arma bianca e il cucito, doti che perfezionò e fuse mirabilmente nella sua successiva professione di chirurgo. Amante del classico e del buon tempo antico, propugnò il ritorno ai costumi dei padri e fu il primo ad impiegare un gladio romano al posto del bisturi insieme ad un tombolo da ricamo, strumenti che utilizzava con somma maestria recidendo appendici e tonsille con un unico colpo secco suturando poi il tutto con splendidi rammendi a carattere floreale o mitologico. I suoi promettenti studi furono interrotti dal ministero della sanità quando pretese di ristrutturare il proprio ospedale come la Domus Aurea e che la sua equipe entrasse in sala operatoria in divisa pretoriana.
Voltosi alla ricerca  indagò la sindrome dell’interrogando scoprendo che borborigmi, palpitazioni, tachicardie, disturbi gastrointestinali, sudori freddi e  svenimenti con cadute a piombo sul banco scolastico tipici dell’epidemia erano da mettere in relazione all’umore e talvolta all’alito del professore, particolarmente negli uggiosi e piovigginosi lunedì mattina di autunno, quando, entrando in classe di pessimo umore a causa del traffico e dei risultati della propria squadra di calcio, esso esordiva con subdola noncuranza….. “Oggi non ho voglia di spiegare. Interroghiamo qualcuno!”
Scoprì altresì come i sintomi mostrassero una crescita esponenziale appena il docente, perseverando nei suoi propositi, iniziava a modulare l’interroghiamooooooo come un sommesso mantra  accompagnato dallo scorrere lento e implacabile dell’indice sul registro. Notò infine come  detti sintomi cessassero subitaneamente alla comparsa della prima vittima per poi ripetersi ciclicamente. Certo di un legame fra propositi (del professore) e insorgere dell’epidemia (nella classe) condusse ulteriori esperimenti utilizzando allo scopo come cavia il proprio figlio, giovane studente di ginnasio, al quale frequentemente si avvicinava nottetempo di soppiatto urlandogli nelle orecchie: “Oggi ti interrogo”   misurandogli  subito dopo repentinamente pressione sanguigna, temperatura corporea e parametri fisiognomici. Raccolse i suoi studi nel  famoso trattato “Papule e copule” – (Il clisma editore) pietra miliare dell’educazione classica applicata alla chirurgia, opera ancora oggi insuperata per contenuti, chiarezza e rigore concettuale.

Ma dove la trovi ‘sta gente?

Silenzio! Adesso vediamo il luminare come tratta l’operazione di trovare il nominativo della terza declinazione. Forza, avvicinami il tavolo e fai più luce. E mettici sopra una tovaglia.

Un momento, dammi tempo.

Guanti!

Eccoli.

Maschera.

Tieni.

Adesso sorreggimi il libro aperto davanti. Così, bravo; mumble, procediamo….ah..che stupido! Ci occorre il paziente! Vammi a prendere un sostantivo della terza declinazione.

Così a caso?

Sì, prendine uno bello grasso.

Subito…..mmhh…….andrebbe bene questo qui?

”Corporum” …perfetto! Proprio quello che ci vuole; poggiamelo qui sul tavolo.

Ecco.

Adesso leggiamo: “Accertarsi di essere in presenza di un sostantivo della terza declinazione”. Facile; sentiamo che desinenza ha questo sostantivo….mmhh aahhh…ecco qua, senti anche tu Alter, palpa qui fra la r e la u.

Ma che schifo.

Senti? Una bella desinenza in “um”. C’è la desinenza “um” nella terza declinazione? Certo che c’è! Siamo sulla buona strada allora. Procediamo! Che dice adesso il testo? “Rescindere la desinenza nel punto di unione con il sostantivo”. Perfetto! Bisturi!

Ma sei proprio sicuro di voler procedere?

Certo! Questo ed altro per la scienza. Avanti con l’ incisione! Pinze!

Sì.

Garza!

Ecco.

Passami la bacinella. Lllà, ecco qua una bella desinenza turgida e pulsante. Metti da parte prego.

Subito.

Asciugami la fronte  per favore….

Fatto.

Grazie. Procediamo. “Unire alla parte rimasta del sostantivo la desinenza del genitivo singolare della terza declinazione”. Mumble..e uniamo! Se lo dice lui. Desinenza del genitivo singolare della terza declinazione prego.

Ecco la desinenza. Gruppo “IS”

Come andiamo con la pressione?

Regolare per adesso.

Bene, Applichiamo la nuova desinenza; tienimi qui, grazie……..fatto! Che ne dici?  Abbiamo un bel CORPORIS.

Sì, ma ora?

Ora, dice il testo, che abbiamo trasformato il nostro sostantivo in un genitivo singolare, consultare la seguente tabella, scorrendola a partire dall’alto verso il basso e cercare nella prima colonna la terminazione che corrisponde a quella del genitivo singolare in esame“. Bene. Facciamogli una lastra a questo sostantivo e intanto dammi un po’ questa tabella.

Ecco qua.

Come risalire al nominativo della terza declinazione
Uscita del genitivo singolare Nominativo Esempio
-ctis -x Noctis,Nox
-eris -is Pulveris,Pulvis
-eris -us Foederis,Foedus
-icis -ex Indicis,Index
-inis -en Nominis,Nomen
-inis -o Ordinis,Ordo
-ipis -eps Principis,Princeps
-itis -es Equitis,Eques
-oris -us Frigoris,Frigus
-bis -bes Nubis,Nubes
-bis -bs Plebis, Plebs
-cis -x Precis,Prex
-dis -es Obsidis,Obses
-dis Eliminare dis Cordis,Cor
-dis -s Artemidis,Artemis
-dis -x Lapidis,Lapix
-gis -x Regis,Rex
-lis -le Ovilis,Ovile
-lis -les Felis,Feles
-lis -l Consulis,Consul
-lis Eliminare lis Mellis,Mel
-mis -mes Famis,Fames
-mis -ms Hiemis,Hiems
-nis -is Sanguinis,Sanguis
-nis -nex Senis,Senex
-nis Eliminare nis Latronis,Latro
-pis -pes Vulpis,Vulpes
-ris -er Accipitris,Accipiter
-ris -re Maris,mare
-ris -s Maris,Mas
-ris -r Mulieris,Mulier
-ris Eliminare ris Farris,Far
-sis Eliminare sis Ossis,Os
-tis -te Retis,Rete
-tis -tes Vatis,Vates
-tis Eliminare tis Lactis,Lac
-tis -s Sacerdotis,Sacerdos
-vis -e Conclavis,Conclave
-vis -x Nivis,Nix
-is -is Iuvenis,Iuvenis

 

Allora….vediamo…..eris,eris,icis,inis, …ah ecco un ORIS che sembra fatto apposta per noi.  Confrontiamo le lastre……sì, coincidono. Si proceda quindi. “Sostituire la terminazione trovata con quella specificata nella riga adiacente della tabella“. Dunque:  a ORIS corrisponde….US…

Sbrigati Atticus, lo stiamo perdendo!

Accidenti! Una crisi improvvisa, …..Bisturi!

Ecco.

Tampone….passami questo US presto.

La pressione sta scendendo!

Lo so, lo so. Guarda sul dizionario se esiste un nominativo “CORPUS” .

Subito…Corb Corc..Corf…

Ti vuoi sbrigare? E smettila di tremare che altrimenti ti ci vuole un secolo.

……corm…corp…eccolo! Eccolo! Corpus, oris! L’abbiamo trovato!

Alla buon ora. Suturiamo! Pinze! Filo…..forbici….Fatto. Ecco un bel nominativo  restituito a nuova vita. Si rimetterà presto! Attaccagli questa flebo e riportalo dove l’hai preso!

Che ci hai messo nella flebo?

Brunello di Montalcino del 2005. Li tratto bene i miei pazienti io. Adesso togliamoci  questi guanti di lattice e laviamoci le mani.

Però, pare che il metodo funzioni!

Spesso, ma non sempre! Il luminare afferma che, quando esiste più di una opzione, procedendo per tentativi,  si possono anche prendere fischi per fiaschi incappando in sostantivi che hanno dei casi identici fra loro (vedasi Mas,Maris e Mare,Maris). Per questo è comunque importante acquisire un po’ di lessico prima possibile per cercare di estrapolare il significato corretto da attribuire alle parole dal contesto della frase.

Capito.

E comunque ci sono sempre i casi disperati. Il De Clisteris narra di un certo Jovis che, operato con questo sistema, rischiò di tirare le cuoia a tal punto che, per salvarlo, furono costretti a portarlo d’urgenza da un altro professore!

Chirurgo di chiara fama anche lui?

No! Professore di latino!

E tu cosa ne pensi?

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