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	<title>Discipulus 2.0 &#187; Corso di latino di Atticus e Alter</title>
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	<description>Versioni Latine, Corso di Latino, Vita Latina, Letteratura</description>
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		<title>Interludium &#8211; Il dizionario frequenziale latino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 15:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[atticus]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario frequenziale]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario frequenziale latino]]></category>
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		<description><![CDATA[Piano con quella cassa. Hrumpf. Attento che non ti scappi di mano! Accidenti quanto pesa. Appoggiala sul pavimento. Aspetta, non la mollare, arf&#8230; ahh, ecco. Finalmente! A me le tenaglie. Ma che ci sarà mai dentro a questa cassaccia polverosa. Adesso lo sapremo, il momento è solenne. Maledetto lucchetto, apriti, e apritiiiii&#8230; Ma non avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piano con quella cassa.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Hrumpf.</span></em></p>
<p>Attento che non ti scappi di mano!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Accidenti quanto pesa.</span></em></p>
<p>Appoggiala sul pavimento.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Aspetta, non la mollare, arf&#8230; ahh, ecco.</span></em></p>
<p>Finalmente! A me le tenaglie.<span id="more-489"></span></p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma che ci sarà mai dentro a questa cassaccia polverosa.</em></span></p>
<p>Adesso lo sapremo, il momento è solenne. Maledetto lucchetto, apriti, e apritiiiii&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma non avere tutta questa furia; fai con calma.</span></em></p>
<p>Aaaggghhhh&#8230; crack&#8230; ecco fatto.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E adesso?</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso cerchiamo questo famoso dizionario. Dunque vediamo: Un album di figurine dei calciatori, matite colorate, dieci palline di vetro, due quaderni a quadretti, una scatola del piccolo chimico, tre cuscinetti a sfera, una bussola scassata, un compasso, due manzotin, penne, libri&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma di chi è tutta quella roba?</span></em></p>
<p>Del prozio Atticus il navigatore&#8230; un paio di forbici, una fionda&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #339966;">Perbacco! Abbiamo un navigatore in famiglia e tu non me ne hai mai parlato?</span></em></p>
<p>Beh, non ce n&#8217;è mai stata l&#8217;occasione&#8230; due dadi da gioco&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E dimmi, dimmi, ha navigato molto?</span></em></p>
<p>Eh, per svariati anni&#8230; un gomitolo di spago, una pila scarica&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Allora chissà quanti posti strani avrà visitato!</span></em></p>
<p>Tanti&#8230; un trenino elettrico rotto&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E quanta gente avrà conosciuto!</span></em></p>
<p>Tanta&#8230; un occhiale senza una lente&#8230; un birillo&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma insomma, che vascello comandava? </span></em></p>
<p>Vascello? Una camera d&#8217;aria di bicicletta&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma sì, su che navi  viaggiava? A vapore? A vela?</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Navi? Il prozio odiava le navi, non sapeva nuotare e soffriva il mal di mare!&#8230; Una paletta con relativo secchiello&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #339966;">Ma allora??</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Navigava in internet dalla mattina alla sera, ecco tutto; &#8230;un pallone da calcio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #339966;">Ma tu guarda se !!! E io stupido che&#8230;</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;Fumetti di topolino&#8230; un portachiavi fatto con lo scubidù&#8230; un rotolo di carte&#8230; una squadra da disegno&#8230; ma qui non c&#8217;è altro! Eppure mi sembrava&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #339966;">E che volevi trovarci dentro quel baule ammuffito? Ma l&#8217;hai visto che roba collezionava il tuo prozio?</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Taci blasfemo. Il prozio era uno spirito di notevole levatura ed una volta ricordo che mi parlò di un suo esperimento relativo al latino&#8230; e mi sembrava che&#8230; se ricordo bene&#8230; accennasse proprio ad un dizionario;. ..ma forse mi sbagliavo&#8230; è passato tanto tempo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #339966;">Beh, ti consiglio di rimettere tutto al suo posto, guarda che stanza hai ridotto con tutta quella paccottiglia. </span></em></p>
<p>E va bene,  ma che cos&#8217;è quel rotolo di fogli? Riviste?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E che ne so, apri e leggi.</span></em></p>
<p>A me le forbici, tagliamo lo spago e  e&#8230; Alter!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Sì?</span></em></p>
<p>L&#8217;ho trovato!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Cosa hai trovato?</span></em></p>
<p>Il dizionario frequenziale di latino dello zio!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma no?!</span></em></p>
<p><em><span style="color: #339966;">Sì, eccolo, è lui ti dico! E c&#8217;è pure un documento scritto di suo pugno.</span></em></p>
<p>Uh, ma guarda! E che dice?</p>
<p style="text-align: justify;">“<span style="color: #993300;">Come lo feci! Diario di Atticus il navigatore sulle strane scoperte effettuate in internet alla ricerca del dizionario di latino ideale</span>”. <span style="color: #000000;">E&#8217; il diario della sua avventura! Scritto di suo pugno!!</span></p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Interessante, leggi dunque.</em></span></p>
<p>Un momento che mi metto gli occhiali. Mumble, ecco:</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Addì sei di maggio, ore ventitré.</strong> Da anni ormai navigo alla ricerca di un dizionario che possa aiutarmi nella comprensione della latina lingua, uzzolo che mi nacque or son diversi anni addietro e che mai mi abbandonò. Seguendo il mio istinto e girovagando per grammatiche mi accorsi ben presto della necessità di disporre di un dizionario che mi permettesse, senza eccessivi impegni, di acquisire un poco del  lessico di quell&#8217;antico idioma di cui volevo ad ogni costo impadronirmi. Ma fra il dire e il fare c&#8217;è di mezzo il mare, come si dice dalle mie parti, e le mie povere sostanze non mi permettevano a quel tempo di avvicinarmi ai dizionari titolati che, all&#8217;interno di scintillanti librerie, commessi senza scrupoli vendevano a peso d&#8217;oro. Andai così vagando alla ricerca di quello che il mio spirito bramava e le mie tasche rifiutavano senza mai trovare alcunchè, fino a stanotte,  quando dall&#8217;oceano di internet ho ripescato un documento che ha riacceso di colpo le mie speranze. Trattasi di uno scritto di tale professor Diederich in lingua anglofona. Alla luce tremolante di una candela ho tradotto alla bell&#8217;e meglio il documento e ho appreso come sia possibile acquisire una buona padronanza del lessico latino facendo uso di poche selezionate parole evitando così di naufragare in pubblicazioni  di troppo elevato costo e di troppa difficile comprensione per i neofiti come me,  che poco o niente conoscono della lingua.  Non mi sembra vero! Sono ansioso di leggere il suo metodo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Addì sette maggio, ore ventiquattro.</strong> Sono stupefatto! Il professore afferma che con circa 1400 vocaboli  ben scelti egli è stato in grado di comprendere più dell&#8217;80 per cento dei suoi testi latini!! La cosa mi è sembrata impossibile, ma ho deciso di continuare ad approfondire il suo metodo che ricopio qui  in estratto: </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">L&#8217;indagine ha preso come base una serie di pubblicazioni:  The Oxford book of latin verse, l&#8217;Avery&#8217;s Latin Prose Literature, il Beeson&#8217;s primer of Medieval latin. Queste tre antologie contengono estratti di opere praticamente di tutti gli autori latini da Ennio a Erasmo, eccetto Plauto e Terenzio. Fra i poeti inclusi nella selezione per menzionare i più importanti figurano Lucrezio, Catullo, Virgilio, Orazio, Tibullo, Properzio, Manilio, Ovido, Seneca, Calpurnio Siculo, Lucano, Stazio, Marziale, Lattanzio, Ausonio, e Claudiano. Circa ottanta poeti sono stati presi in esame insieme a ventinove anonimi totalizzando un insieme di 75323 parole. Le prose includevano da cinque a quaranta pagine per ogni documento tratte dai seguenti autori: Catone, Varrone, Cicerone, Cesare, Sallustio, Cornelio Nepote, Livio, i due Seneca, Velleio Patercolo, Quinto Curzio, Petronio, Quintiliano, Tacito, Plinio e Svetonio, per un totale di 49.363 parole. Dal Benson&#8217;s primer of medioeval latin sono state infine collezionate 77.432 parole per un totale complessivo di 202.158 parole tratte da circa 200 autori latini.<br />
Partendo da questa base tutte  le parole censite sono state suddivise in ordine alfabetico e ordinate per frequenza (contando le varie forme di una stessa parola come una sola occorrenza, salvo casi di manifesta irregolarità). Al termine si è ottenuta la seguente tabella:</span></p>
<pre><strong><span style="color: #0000ff;">Gruppo  Frequenza    N. parole  N. occorrenze   Percentuale </span></strong></pre>
<pre><span style="color: #0000ff;">1       più di 1000         17          45478        23,3 %
2       più di  500         42          62303        32,0 %
3       più di  200        127          87476        45,0 %
4       più di  100        307         112888        58,0 %
5       più di   50        661         137608        70,7 %
6       più di   20       1556         165521        85,1 %
7       più di   10       2583         179499        92,3 %
8       più di    5      13798         187507        96,4 %</span></pre>
<p><span style="color: #993300;">I risultati sono stati riportati su un grafico che qui trascrivo (riga rossa):</span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-561" title="grafico_frequenza_lessico_latino" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/grafico_frequenza_lessico_latino.png" alt="grafico_frequenza_lessico_latino" width="588" height="459" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Sull&#8217;asse orizzontale c&#8217;è il numero delle parole latine, su quello verticale la percentuale del lessico coperta. Come si evince facilmente dall&#8217;andamento della curva, partendo da zero, ad un moderato aumento del lessico  corrisponde un alto incremento percentuale nella frequenza di apparizione</span> <span style="color: #993300;">delle parole nei testi. La conoscenza delle prime 300 parole latine in ordine di frequenza porta già incredibilmente a coprire circa il 50 per cento di tutto il lessico utilizzato. Poi la curva decresce sempre più lentamente e sono necessarie sempre più parole per aumentare la percentuale di</span> <span style="color: #993300;">copertura finchè il gioco non vale più la candela.<br />
Basandosi su queste considerazioni, il professore, ha raccolto tutte le parole con frequenza di apparizione uguale o maggiore di  20 volte  ed escludendone un&#8217;ottantina di natura medievale ha concluso che con circa 1400 parole si poteva coprire più dell&#8217;80 per cento del lessico dei testi presi in</span> <span style="color: #993300;">esame. Egli ha quindi incluso tali lemmi in un dizionarietto allegato al suo documento. Meraviglia delle meraviglie! Tutto questo è stupefacente e non mi par vero! A me questo favoloso dizionario.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì otto di maggio a ore 22.</strong> Sono entrato in ambasce e il dubbio mi divora. E se il professore fosse stato troppo ottimista? Dopotutto la sua ricerca è stata affrontata su una base estesa ma non definitiva. E il suo dizionario poi. Tutto in inglese e di difficile comprensione. Devo indagare ancora.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 15 maggio ore 19.</strong> Sono stanco e forse febbricitante ma penso di aver trovato un sistema per verificare l&#8217;attendibilità dei documenti in mio possesso. Sono riuscito, saccheggiando archivi e  biblioteche,  a scovare un&#8217;analoga ricerca effettuata da un&#8217;insegnante di lingua inglese, tale Ann Mahoney, che ha effettuato un esperimento simile prendendo come base</span> <span style="color: #993300;">della ricerca la ben più ampia  libreria digitale di Perseus. Al termine della sua indagine ella ha prodotto un documento con le 1000 parole latine più frequenti in letteratura con i seguenti dati:</span></p>
<pre><strong><span style="color: #0000ff;">N. parole  Frequenza precentuale </span></strong></pre>
<pre><span style="color: #0000ff;">250        50 %
400        65 %
350        70 %</span></pre>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Ho riportato questi dati sul grafico del professore (riga blu) e ho confrontato l&#8217;andamento delle rispettive frequenze. Stupefacente!  Se provo ad estrapolare  l&#8217;andamento della curva (riga tratteggiata) esse sembrano corrispondere  quasi perfettamente! La base più estesa di consultazione ha però abbassato le percentuali e  il 75-76 per cento del professore ( in corrispondenza del </span><span style="color: #993300;">limite delle 1000 parole) si è ridotto al 70 per cento della professoressa. Sempre buono però. Peccato per quel dizionario tutto in inglese! Basta, vado a letto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 20 Maggio ore 2,00.</strong> Ho preso una decisione! Creare un nuovo dizionario frequenziale partendo dai dati del professore integrati con i risultati della professoressa !! E&#8217; un compito immane per le mie povere forze, ma ho deciso di tentare lo stesso. Che Dio mi assista.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 25 Maggio ore 15.</strong> Il lavoro procede speditamente, ma le parole sono tante ed i significati anche. Dovrò fare una cernita. Ma quali significati tenere e quali scartare? Da quant&#8217;è che non mangio? Boh! Non c&#8217;è tempo da perdere. Torniamo alle mie carte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 30 Maggio ore 22. </strong>Piove lampeggia e tuona. Sto procedendo con difficoltà  ma non sono contento di me stesso. Le forme dei verbi e dei sostantivi contenuti nel dizionario inglese non corrispondono a quelle dei nostri dizionari   italiani. E le traduzioni? Sono pieno di dubbi! Forse dovrei abbandonare tutto, ma come faccio? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 15 Aprile.</strong> Un colpo di fortuna. Ho incontrato una mia vecchia amica professoressa di Latino e di Greco che si è offerta di emendare il mio lavoro, comprese forme e significati dei lemmi. Favoloso! Forse ne uscirà qualcosa di comprensibile. Che cara ragazza. Sempre disponibile e gentile. Nonostante il lavoro che le portano scuola e famiglia si è messa pure a collaborare ad un sito di latino  che offre la correzione gratuita di versioni per gli studenti!! Grazie di cuore cara Se&#8230;.a.</span></p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Se&#8230;.a??</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Poffarre, c&#8217;è una macchia nel manoscritto e non si riesce a leggere bene il nome! Chi mai può essere costei?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Lo scopriremo dopo, vai avanti:</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Addì 20 Aprile. </strong>Ho ricevuto il documento corretto ed emendato. Adesso possiedo un dizionario frequenziale latino che, essendo una collazione dei due esperimenti, dovrebbe attestarsi circa a metà fra i due.  Sono circa 1500 parole che dovrebbero corrispondere più o meno all&#8217;80 per cento del </span><span style="color: #993300;">lessico latino normalmente presente nella letteratura considerata. Lo riporto sul grafico come intersezione di due rette. Adesso devo dormire, sono stanco, ho la barba lunga e mi serve una bella doccia. Devo anche mettere qualcosa sotto i denti. Da quant&#8217;è che non mangio? </span></p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Fai vedere questo dizionario frequenziale.</em></span></p>
<p>Eccolo qui.</p>
<p class="alert"><a href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/dizionariofrequenzialelatino.pdf">Dizionario Frequenziale Latino</a></p>
<p><a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/"><img style="border-width:0" src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/2.5/it/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a><br />
<span>Dizionario Frequenziale Latino</span> di <a rel="cc:attributionURL" href="http://www.discipulus.it">F. Grifoni, T. Bucci</a> è coperto da licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License</a>.<br />
Pubblicato su <a rel="dc:source" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/DizionarioFrequenzialeLatino.pdf">www.discipulus.it</a>.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Accidenti! Che significano quei segni e quei numeri?</em> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Non so, bisogna leggere le spiegazioni, ma è venuta sete e fame anche a me. Riprendiamo dopo?</p>
<p><em><span style="color: #008000;">Senz&#8217;altro. Che preparo per cena?</span> </em></p>
<p>Pizza. E birra fresca.</p>

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		<title>Lectio tertia pars prima &#8211; Il sostantivo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 23:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[atticus]]></category>
		<category><![CDATA[caso]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
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		<category><![CDATA[sostantivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi di ritorno fanciulli. Riprendiamo la lezione. E voi laggiù, basta cercare l&#8217;articolo sotto i banchi, non avete capito che stavo scherzando? (Brutto ipocrita&#8230;) Assistente, la smetta di mugugnare. Dunque plebe, oggi parleremo dei sostantivi latini. Cosa dicono gli appunti dello zio prete al proposito? Legga legga assistente che io ascolto. Dice lo zio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi di ritorno fanciulli. Riprendiamo la lezione. E voi laggiù, basta cercare l&#8217;articolo sotto i banchi, non avete capito che stavo scherzando?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">(Brutto ipocrita&#8230;)</span></em></p>
<p>Assistente, la smetta di mugugnare. Dunque plebe, oggi parleremo dei sostantivi latini. Cosa dicono gli appunti dello zio prete al proposito? Legga legga assistente che io ascolto.<span id="more-458"></span></p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Dice lo zio che ogni nome latino è connotato da tre elementi, il numero, il genere e il caso.</em></span></p>
<p>O bella! E che significa tutto ciò? Mi vuole spaventare i neofiti con questi termini? Faccia un esempio.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Beh, <strong>numero </strong>vuol semplicemente dire singolare o plurale . Come in italiano un nome latino può essere singolare o plurale ( &#8220;il cane&#8221; e &#8220;i cani&#8221;) , oppure solo singolare (&#8220;il latte&#8221;, &#8220;la calma&#8221;) o solo plurale (&#8220;Le redini&#8221;, &#8220;le nozze&#8221;). Come in italiano anche in latino alcuni nomi cambiano di significato dal singolare al plurale come &#8220;Ceppo&#8221; e &#8220;Ceppi&#8221;. Come in italiano, anche in latino alcuni nomi cambiano di genere dal singolare al plurale, come &#8220;Braccio&#8221; e &#8220;Braccia&#8221;.</em></span></p>
<p>Mumble, vada avanti.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em><strong>Genere </strong>significa che un nome latino può essere maschile,  femminile o neutro, genere quest&#8217;ultimo che in italiano non c&#8217;è più. In breve, mentre il latino usa il maschile e il femminile  più o meno come l&#8217;italiano, il neutro viene usato principalmente per dare un nome alle cose inanimate, anche se lo zio dice che la ripartizione non è poi così rigida perché molti nomi di cose che a rigore dovrebbero essere neutri sono considerati maschili o femminili; inoltre spesso il genere di un nome in italiano è diverso da quello che lo stesso nome aveva in latino. Il genere di appartenenza di un sostantivo è comunque una informazione che il vocabolario fornisce sempre.</em></span></p>
<p>Va bene, va bene, non sottilizziamo; cerchiamo di dare una visione di insieme a chi non ha mai sentito parlare di latino. Le particolarità a dopo. Ci parli del caso adesso. (Ma che sta succhiando quel giovanotto laggiù con tanta passione? Cozze? Di mattina??)</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Il <strong>caso</strong>, o per meglio dire i casi, nascono dalla capacità del latino di modificare un nome per ottenere, con una sola parola, lo stesso risultato che noi otteniamo in italiano anteponendo al nome stesso l&#8217;articolo o una preposizione. Per farla breve immaginati per adesso ogni nome latino come se fosse composto di due parti, una parte fissa  e una parte finale variabile chiamata <strong>desinenza</strong>; i casi non sono altro che le diverse combinazioni che ottengo attaccando alla parte fissa del nome le desinenze.</span></em></p>
<p>Faccia un esempio.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Prendiamo il nome </em><strong>Ventus</strong><em><strong> </strong>che vuol dire &#8220;Vento&#8221;. In latino posso declinarlo (cioè modificarlo attaccandoci le desinenze) in questo modo:</em></span></p>
<p><strong><span style="color: #339966;"><em>Singolare:</em></span></strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-us, il vento</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-i, del vento</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-o, al vento</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-um, il vento</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-e, o vento</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-o, dal vento</em></span></li>
</ul>
<p><strong><span style="color: #339966;"><em>Plurale:</em></span></strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-i, i venti</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-orum, dei venti</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-is, ai venti</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-os, i venti</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-i, o venti</em></span></li>
<li><span style="color: #339966;"><em>vent-is, dai venti</em></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #339966;"><em>Come vedi c&#8217;è una parte fissa che non cambia e una parte variabile, la desinenza, che, unita alla parte fissa origina i vari casi. Capito il meccanismo?</em></span></p>
<p>Più o meno;  e quante desinenze ho a disposizione per modificare un nome?</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Sei per il singolare e sei per il plurale, che formano i casi Nominativo, Genitivo, Dativo, Accusativo, Vocativo e Ablativo. </em></span></p>
<p>Scusa, ma se ogni nome possiede sei desinenze per il singolare e sei per il plurale quante desinenze ci sono in tutto? Una esagerazione! I nomi sono tantissimi. (Ma guarda quello come mi ha riempito tutto il pavimento di gusci vuoti!)</p>
<p><em><span style="color: #339966;">No caro;  nonostante che i nomi siano moltissimi, sono possibili solo cinque gruppi di desinenze  fra le quali scegliere. Per questo si parla di cinque declinazioni, come fossero cinque grandi famiglie alle quali appartengono tutti i nomi latini. Chiaro?</span></em></p>
<p>E come faccio allora a capire se un nome latino appartiene ad una declinazione o ad un&#8217;altra?</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Si va a guardare la desinenza del suo genitivo singolare. Tutti i nomi che fanno parte della stessa declinazione al genitivo singolare hanno la stessa desinenza. Ecco una tabella riepilogativa:</em></span></p>
<ul>
<li><em><span style="color: #339966;">1 declinazione: gen. sing. -ae</span></em></li>
<li><em><span style="color: #339966;">2 declinazione: gen. sing. -i</span></em></li>
<li><em><span style="color: #339966;">3 declinazione: gen. sing. -is</span></em></li>
<li><em><span style="color: #339966;">4 declinazione: gen. sing. -us</span></em></li>
<li><em><span style="color: #339966;">5 declinazione: gen. sing. -ei</span></em></li>
</ul>
<p><em><span style="color: #339966;">Naturalmente anche questa informazione è sempre presente nel vocabolario. </span></em></p>
<p>Mumble, allora, per riepilogare, quando in un testo latino trovo un nome, per poterlo tradurre devo prima stabilire se è singolare o plurale, se è maschile femminile o neutro, e in che caso è espresso, Nominativo  Accusativo o altro.<br />
Bah, il nostro neofita sarà sicuramente in preda alle visioni mistiche. Vediamo di semplificargli un po&#8217; la vita. Passami la mia borsa.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ecco.</em></span></p>
<p>Dunque&#8230; ma dove diavolo l&#8217;ho messo? Fogli, fatture, papiri&#8230; ah trovato. Assistente, attacca questo foglio al muro.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Che cos&#8217;è?</span></em></p>
<p>Una tabella tratta dagli appunti del mio antenato <strong>Atticus il giovane l&#8217;autodidatta</strong>.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>E chi era costui?</em></span></p>
<div id="attachment_466" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lacciuolo.jpg"><img class="size-medium wp-image-466" title="Frontespizio de Il Lacciuolo" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lacciuolo-203x300.jpg" alt="Frontespizio de Il Lacciuolo" width="203" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Frontespizio de Il Lacciuolo</p></div>
<p>Il nipote di Atticus il vecchio per parte di madre. Fin da fanciullo mostrò uno straordinario interesse per il mondo antico. Saputo che i Romani amavano il circo, lui, che adorava  pagliacci e  giocolieri,  decise che da grande avrebbe fatto il classico e, al termine delle medie, diede corso ai suoi propositi.  Trascorsero così sei mesi, durante i quali si esercitò ogni giorno per ore intere mettendosi in posa davanti allo specchio per imitare il Discobolo di Mirone, la Nike di Samotracia e il Laocoonte (che mimava alla perfezione utilizzando la canna per annaffiare il giardino al posto del serpente). Un amico di famiglia, di passaggio per puro caso da quelle parti, notata la cosa, gli spiegò con delicatezza che &#8220;fare il classico&#8221; era  locuzione riferita banalmente al  frequentare  una scuola pubblica chiamata liceo. Accortosi con raccapriccio dell&#8217;errore il povero giovane cercò allora di recuperare il tempo perduto studiando da autodidatta. Folgorato dalla lettura del famoso trattato autobiografico di <strong>Giovanbattista Piedidolci</strong> (aiuto maggiordomo di Vittorio Alfieri) &#8220;Il lacciuolo, ovvero sull&#8217;arte del legare gli umbilichi agli infanti, i nobilhuomini alle suppellettili et li salami alle travi&#8221; ( Editrice &#8220;Il capestro&#8221;), cercò di imitare la tecnica dell&#8217;illustre studioso facendosi legare strettamente al frigorifero di casa. Purtroppo la famiglia, indipendentemente dai promettenti risultati acquisiti dal fanciullo, constatando una preoccupante fuga di cibarie dall&#8217;elettrodomestico, decise di fargli interrompere immediatamente gli studi troncando così sul nascere una promettente carriera&#8230;</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Basta, basta, non andare oltre. Te la appendo subito. Ecco!</span></em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-462" title="Tabella Sostantivo" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/tabella_sostantivo.png" alt="Tabella Sostantivo" width="588" height="357" /></p>
<p>Si prosegua dunque. Cari allievi, come vedete, detta tabella compendia quanto abbiamo fin qui spiegato e riassume, per ogni declinazione (in verticale) e per ogni caso (in orizzontale), le relative desinenze di riferimento in modo che, chiunque si trovi a palleggiarsi fra le mani un nome latino,  possa, confrontandone la desinenza, identificarne agevolmente caso e declinazione e risalire, se necessario, a mo&#8217; di salmone fino al suo nominativo per andare poi a ricercarselo con calma sul dizionario&#8230; Sì, perché dovete sapere che nel vocabolario i nomi latini sono sempre espressi al nominativo singolare.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Più la desinenza del genitivo  perchè si possa riconoscerne la declinazione di appartenenza.</em></span></p>
<p>Proprio così. Bene, cari allievi! Adesso, prima di spiegarvi cosa ci facciamo con il nominativo, il genitivo e gli altri casi, un po&#8217; di esercizio sui nomi. Io ve ne indicherò qualcuno e voi, aiutandovi con la tabella, cercate di scoprire a quale caso e a quale declinazione appartiene; risalite se occorre al suo nominativo, cercatelo sul dizionario e traducetelo in italiano onde cominciare ad acquisire un po&#8217; di familiarità con il lessico. Oh, roba facile facile eh, non vi impressionate.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Guarda che i ragazzi non ce l&#8217;hanno il dizionario.</em></span></p>
<p>Ma come non ce l&#8217;hanno!! Ma questo è uno scandalo, una vergogna! Non si può mica andare avanti così! Lo sai che faccio? Faccio un salto di là e gliene vado a cercare uno io. Voialtri aspettatemi qui e non fate confusione chiaro? E lei là in fondo giovanotto, sì, proprio lei, la smetta una buona volta di riempirmi la classe di gusci di cozze!</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma dove stai andando?</em></span></p>
<p>Nel mio ufficio. Voi fate ricreazione nel frattempo. Io torno subito.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Mah!</em></span></p>

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		<title>Lectio secunda pars secunda &#8211; Il materiale</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 23:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[atticus]]></category>
		<category><![CDATA[catone]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
		<category><![CDATA[materiale]]></category>
		<category><![CDATA[metodo didattico]]></category>
		<category><![CDATA[parti del discorso]]></category>
		<category><![CDATA[Tuscolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma che si credono quelli, di farla in barba a me che sono più vecchio di loro? Ordine ci vuole! Ordine e disciplina! Vedrai se prima o poi non salta fuori questo articolo. Ma&#8230; Fidati Alter. Polso ci vuole, polso. Me lo diceva sempre il nonno quando pescava al lancio con la mosca.  Vieni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che si credono quelli, di farla in barba a me che sono più vecchio di loro? Ordine ci vuole! Ordine e disciplina! Vedrai se prima o poi non salta fuori questo articolo.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma&#8230;</em></span></p>
<p>Fidati Alter. Polso ci vuole, polso. Me lo diceva sempre il nonno quando pescava al lancio con la mosca.  Vieni che nell&#8217;attesa ci andiamo a prendere un caffè al bar.<br />
<span id="more-360"></span><br />
<em><span style="color: #339966;">Ma Atticus, ma sei proprio sicuro di quello che stai facendo? Io mi sono letto gli appunti dello zio prete e dell&#8217;articolo non ne ho trovato nemmeno l&#8217;ombra. </span></em></p>
<p>Ma dai sciocchino, il latino senza l&#8217;articolo! E allora secondo te come avrebbero fatto i Romani  a scrivere “Il maestro?”. E tutte le preposizioni articolate? “del, al, dal, col e via dicendo? Come lo avrebbero scritto “Il gatto corre e il cane abbaia?”  Oppure “Questo è il cane di Gianni”? Insomma, senza articolo non si può costruire una frase sensata.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Guarda che ho dato un&#8217;occhiata nel corso di latino ufficiale e anche lì di articolo nemmeno l&#8217;ombra.</span></em></p>
<p>Senti, non mi mettere grilli per la testa quando non serve&#8230; mumble&#8230; ma sei proprio sicuro di non aver visto niente?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Niente!</span></em></p>
<p>Mannaggia&#8230; ecco! Ora mi hai messo una pulce nell&#8217;orecchio.  Si consulti il tristrisavolo.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ancora!!</em></span></p>
<div id="attachment_379" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/epigrafe_manfrano.jpg"><img class="size-medium wp-image-379" title="L'epigrafe di Gaio, figlio di Sesto Manfrano, a Catone." src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/epigrafe_manfrano-300x234.jpg" alt="L'epigrafe di Gaio, figlio di Sesto Manfrano, a Catone." width="300" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;epigrafe di Gaio, figlio di Sesto Manfano, a Marco Porcio Catone, rinvenuta a Tuscolo.</p></div>
<p>Certo ignorante. Ascolta e acculturati. Dunque, narra costui che un nostro antenato, certo<strong> Sextus Manfanus</strong> della gens Manfana&#8230;</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Discendente di quel Manfanus&#8230;?</em></span></p>
<p>Possibilissimo. Pare dunque che detto Sesto Manfano, residente al Tuscolo, avesse educato i propri figli al latino con l&#8217;aiuto di un libriccino che aveva scritto allo scopo prendendo esempio dal suo vicino di podere, certo Catone, che ne aveva scritto uno uguale per il proprio figliolo.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma dai!</em></span></p>
<p>Che fai? Metti in dubbio la veridicità delle mie fonti? Questa è storia eh!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ci mancherebbe&#8230;</span></em></p>
<p>Allora taci e ascolta:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Una mattina che Sesto se ne stava nel campo a zappare chi ti vede passare per la strada? Catone.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>O Catone, fa lui, buongiorno.<br />
Buongiorno Sesto risponde Catone.<br />
La tu&#8217; moglie?<br />
Bene grazie, e la tua?<br />
Non c&#8217;è male. Che vai a Roma?<br />
Si, vado in Senato come sempre. </em></p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma senti che colloquio.</em></span></p>
<p>Te lo devi immaginare in latino.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ah, forse era per quello che c&#8217;era qualcosa che non mi tornava. </span></em></p>
<p>E certo!</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Come ti va la vita? Chiede Catone. E Sesto:<br />
Mica tanto bene. Si lavora si lavora e si vende sempre meno. Che vuoi, con tutta questa globalizzazione, come si fa a reggere la concorrenza dall&#8217;estero?<br />
Non me ne parlare dice Catone. E&#8217; un po&#8217; che mi ci fascio la testa. Tutto per</em> <em>colpa di quei Cartacinesi che ci riempiono di cianfrusaglie a prezzi stracciati.</em></p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Cartacinesi??</em></span></p>
<p>C&#8217;è scritto così nel papiro. E non mi interrompere ogni momento.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Mah.</span></em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Hai capito Sesto? Dice Catone. Come si fa a reggere i prezzi con questa concorrenza? Dormono in venti in un cubicolo e  lavorano ventiquattr&#8217;ore al giorno. Come me li vorrei levare di torno!<br />
T&#8217;hai ragione Catone, dice Sesto. Ma ci vorrebbe un miracolo.<br />
E quello: Davvero! Pagherei non so cosa per &#8230;&#8230;aspetta aspetta&#8230;..aspetta un momentino che m&#8217;è venuta una idea. Senti, che me la daresti una cartata dei tu&#8217; fichi?<br />
Come no Catone; tieni tieni, l&#8217;ho colti ora ora, ma che ci vuoi fare?<br />
Lo so io che ci voglio fare. Tu aspetta e vedrai&#8230;.oh mi raccomando! Te non m&#8217;hai visto.<br />
Ma che ti pare Catone. Muto come un pesce!</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>E Catone andò in senato e giù a dire a tutti: Li vedete questi fichi? Visto come son freschi? Lo sapete da dove arrivano? Da Cartagine! Se non si fa qualcosa fra poco questi cartacinesi ce li ritroveremo anche sotto il letto. Oh! La sera stessa Roma era già in guerra!<br />
</em></p>
<p>E per merito di chi? Dei fichi di Manfanus.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Questa poi! </span></em></p>
<p>Ora se potessi ritrovare quel libriccino che lui diceva di usare per insegnare il latino al figliolo potremmo prendere quello come traccia&#8230; ah che peccato! Purtroppo il tristrisavolo scrive che il manoscritto è andato perduto perchè, dopo che il figlio diventò grande senza riuscire a spiccicare parola, il nostro lo usò per incartarci le verdure che portava al mercato.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Allora ci rimangono solo gli appunti dello zio prete.</span></em></p>
<p>E passami quelli.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Tieni.</em></span></p>
<p>O  vediamo di risolvere una volta per tutte questa storia dell&#8217;articolo &#8230;.mumble&#8230;&#8230;..oremus&#8230;..declinazione&#8230;&#8230;desinenze&#8230;&#8230;genitivo&#8230;  ma guarda&#8230;..ave mmm&#8230;Maria!!! Adesso ricordo!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Che cosa?</span></em></p>
<p>Che i romani l&#8217;articolo non lo usavano proprio!!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E allora tutti i tuoi discorsi di prima?</span></em></p>
<p>Te lo spiego dopo, adesso mi serve una scusa veloce per tornare da quelli di là. Come faccio? Come faccio?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ti sta bene. Partire a testa bassa senza l&#8217;aiuto di nessuno. Ma da quant&#8217; è che non hai più preso in mano un libro di latino?</span></em></p>
<p>E che ne so! Dalla scuola media mi sembra.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ah, andiamo bene. </span></em></p>
<p>Forza, rientriamo in classe&#8230; anzi, aspetta un momento! E se oltre all&#8217;articolo al latino mancasse qualche altra cosa che invece in italiano c&#8217;è?  Conviene fare una verifica. Dimmi assistente: Quante parti del discorso ci sono in italiano?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Fammici pensare&#8230; c&#8217;è l&#8217;articolo, il sostantivo, l&#8217;aggettivo, il verbo, l&#8217;avverbio, il pronome, le preposizioni,  le congiunzioni e le interiezioni.</span></em></p>
<p>Ma che sei sicuro?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Certo che sono sicuro. E&#8217; che siamo così abituati a parlare italiano che non ci accorgiamo di quello che mescoliamo per mettere insieme le frasi.</span></em></p>
<p>Io userei tutta quella roba? Non ci credo. Fammi un esempio.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Allora:</span></em></p>
<p><em><span style="color: #339966;">L&#8217;articolo  (il, lo, la, i, gli, le ecc.)<br />
I Sostantivi : cavallo, uomo,casa<br />
Gli Aggettivi:  giallo, magro, simpatico.<br />
I Verbi: mangiare, dormire etc.<br />
Gli Avverbi : qui, qua, lì, là, perciò, per questo  ecc.<br />
</span></em><em><span style="color: #339966;">I Pronomi: io, tu, egli, ella, esso; tuo, mio<br />
Le Preposizioni : di, a, da, in, con, su, per, tra, fra<br />
Le Congiunzioni: e, poiché, oppure, tuttavia<br />
</span><span style="color: #339966;">Le Interiezioni : Ah  uh Oh</span></em></p>
<p>Va bene va bene basta così, mi hai convinto. Lo sai che si fa? Si comincia da una parte e quando abbiamo finito siamo a posto.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>E le regole di composizione? </em></span></p>
<p>Eh, per quelle c&#8217;è tempo, e poi c&#8217;è anche il corso ufficiale. Insomma, l&#8217;importante son gli ingredienti; una volta che abbiamo gli ingredienti mescolarli sarà un po&#8217; come  cucinare. Chi l&#8217;ha detto una volta che chi conosce il latino è bravo anche a condire l&#8217;insalata?  Guarda il sor Dionisius con le sue ricettine. Trovare le dosi esatte per creare una ricetta di successo non è forse equivalente a comporre una frase fatta bene? Ci metti troppe congiunzioni e viene fuori un discorso acido. Usi poche interiezioni e non è saporito abbastanza. Cerchi una frase importante e di circostanza? Prepari una  bella trifola di passati remoti e di condizionali con una generosa spruzzata di punti e virgole. Vuoi stare leggero perchè è sera e hai furia? Un futuro anteriore  in bianco con un avverbio lesso e sei a posto.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Sì, e magari quando ho sete mi faccio una bella spremuta di sostantivi. Ma fammi il piacere.</em></span></p>
<p>Forza, torniamo in classe.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Sarà meglio.</span></em></p>
<p>Ah, senti: Ma quella Sempronia che tiene il corso ufficiale di latino accanto a noi, sarà mica parente della nostra.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Potrebbe anche essere.</span></em></p>
<p>Adesso ho capito da dove lo prende il materiale per le sue lezioni! Lo sbircia nei quaderni della nostra ragazza quando lei non se ne accorge!</p>

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		<title>Lectio secunda pars prima &#8211; L&#8217;articolo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 23:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
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		<description><![CDATA[Allora! Ti vuoi decidere ad uscire dal bagno? Sono tutti in aula che ti aspettano! Arrivo arrivo, quanta furia. Stavo riordinando le mie cose. Su svelto, andiamo, ché suona la campanella. Ma si può vedere uno che ha eletto il bagno di casa propria come studio privato? Ehi aspettami, non correre! Anf&#8230; Eccoci di nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><em>Allora! Ti vuoi decidere ad uscire dal bagno? Sono tutti in aula che ti aspettano!</em></span></p>
<p>Arrivo arrivo, quanta furia. Stavo riordinando le mie cose. Su svelto, andiamo, ché suona la campanella.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ma si può vedere uno che ha eletto il bagno di casa propria come studio privato? Ehi aspettami, non correre!</em></span></p>
<p><em>Anf</em>&#8230; Eccoci di nuovo giunti dinanzi alla porta dell&#8217;aula. Che emozione! Aprire e trovarsi davanti quelle faccine&#8230;</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Che aspetti allora? Entra!</em></span></p>
<p><span id="more-327"></span>Un momento Alter. E&#8230; e&#8230; e se non&#8230; ti prego, dai un&#8217;occhiata tu per me, io non ne ho il coraggio.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ah ma che lavativo che sei. Spostati e fammi guardare dal buco della serratura.</em></span></p>
<p>Fai presto Alter, non tenermi sulle spine. Allora mio fido? Ci sono tutti?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>&#8230;mi pare di si.</em></span></p>
<p>Ma che cari! &#8230;Vai allora; introducimi!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Uffa, quante storie! Buongiorno ragazzi, siamo arrivati; vieni  Atticus.</em></span></p>
<p>Buon giorno cari allievi, ben ritrovati, comodi comodi&#8230; (con te faccio i conti dopo)</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Perché?)</em></span></p>
<p>Salve, buongiorno&#8230; (Come perché! Ma che ti sembra un introduzione quella?) &#8230;comodi, comodi!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">(E come ti dovevo annunciare?)</span></em></p>
<p>(Silenzio zotico&#8230; ne parliamo poi) seduti, grazie.<br />
Allora, cari allievi, dopo l&#8217;alfabeto e la pronuncia del latino passiamo ad affrontare l&#8217;argomento seguente. Assistente, qual è l&#8217;argomento seguente?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>A me lo chiedi?</em></span></p>
<p>Oh, ma mai una volta che tu mi rispondessi!  Dai, passami i papiri del tristrisavolo.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ancora quelli?</em></span></p>
<p>E certo. Mumble&#8230; leggiamo:  &#8230;Afferma il tristrisavolo che compito primario dell&#8217;insegnante, prima ancora di affrontare la materia, dovrebbe essere quello di scegliere il metodo di insegnamento più appropriato  al livello culturale degli allievi.<br />
Mmhh, ha ragione! Se ben ricordo il Parascandola nel suo trattato dovrebbe accennare qualcosa al proposito&#8230; infatti&#8230; ecco qua, ne cita almeno un paio, di metodi di insegnamento, che sembra abbiano dato buoni risultati sul campo&#8230; vediamo:<em> </em>“<em>se la classe appare amorfa e poco reattiva si raccomanda il metodo dell&#8217;Arrabbiati</em>”.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E chi era costui?</em></span></p>
<div id="attachment_333" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><em><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/arrabbiati.jpg"><img class="size-medium wp-image-333" title="Arrabbiati, Il discente indecente, II edizione, revisione 2008" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/arrabbiati-210x300.jpg" alt="Arrabbiati, Il discente indecente, II edizione, revisione 2008" width="210" height="300" /></a></em><p class="wp-caption-text">Arrabbiati, Il discente indecente, II edizione, revisione 2008</p></div>
<p><strong>Lucifero Arrabbiati</strong>, insegnante di Greco e di Latino, detto “Il tramontana”  per il suo irascibilissimo carattere e le tremende sfuriate, con le quali faceva uscire di sentimento i propri allievi.<br />
Convinto che la difficoltà del latino non fosse nelle regole ma nel modo di farle entrare nella testa degli alunni, sviluppò un suo metodo personale per agevolarne il transito sbattendo ripetutamente i quaderni degli esercizi sulla capoccia dei discenti finché questi non avessero mostrato di aver imparato a menadito la lezione. Certo che quella fosse la strada giusta, passò col tempo dai quaderni ai libri di testo e alle antologie, fino a giungere ai dizionari che frantumava, con grande perizia, sulla testa dei più bisognosi di ripasso. Suo il famoso testo per i licei <em>“Il discente indecente”</em> edizioni “Il maglio “.<br />
La sua promettente carriera fu purtroppo interrotta da un&#8217; ernia che si procurò cercando di sollevare una lavagna di due quintali, sulla quale aveva appena scritto le regole della <em>consecutio temporum</em>, per darla in testa ad un allievo che gli aveva chiesto dei chiarimenti. Fedele fino all&#8217;ultimo ai suoi principi scomparve in una gigantesca rissa al suo primo giorno di insegnamento in un corso serale per  facchini e scaricatori di porto.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Senti, Atticus&#8230; Ma tu l&#8217;hai visto che spalle hanno questi qui? Quello laggiù fa nuoto da quando  aveva tre anni; pare Tarzan. Ci vai tu a dargli una quadernata in testa? </em></span></p>
<p>Mmmh&#8230; non ci avevo pensato! Forse hai ragione. Sarà meglio soprassedere.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora, qual è quell&#8217;altro sistema?</em></span></p>
<p>Il metodo dello “Scappati”.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E chi sarebbe quest&#8217;altro genio?</em></span></p>
<p><strong>Pilade Scappati</strong>, professore emerito di diritto e di rovescio della Regia Università degli Studi di Terontola. Perfezionò un metodo di insegnamento con il quale riusciva a concludere in un mese  il programma dell&#8217;intero anno scolastico svolgendo contemporaneamente senza sforzo altre tre professioni. Resta celebre una sua conferenza nella quale illustrò il suo sistema con un intervento dalla durata record di quindici secondi. Disse: “<em>Aprite il libro e studiate da pagina X a pagina Y</em>”.</p>
<p>Perbacco! Ma ti rendi conto? Quest&#8217;uomo è un genio! Abbiamo trovato quello che fa per noi! Forza, cominciamo la lezione, ché fra mezz&#8217;ora c&#8217;è la partita alla televisione.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Bell&#8217;insegnante che sei.</em></span></p>
<p>Zitto. Allora allievi cari, aprite la vostra grammatica e studiate&#8230;</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Non ce l&#8217;hanno la grammatica.</em></span></p>
<p>Come! Non hanno la grammatica??</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>No, non ce l&#8217;hanno.</em></span></p>
<p>Ma che razza di posto è mai questo. Possibile che in un sito di Latino manchino le grammatiche?  E adesso dove la andiamo a trovare una grammatica? Almeno ci fosse un cane che ci desse una dritta. Ho capito, va&#8217;! Addio partita. Dovrò affidarmi ancora una volta al mio celeberrimo intuito ed esporre a braccio.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Mi dici te!</em></span></p>
<p>Allora allievi e neofiti. Come si fa ad imparare il latino? Semplice. Se ne acquisisce il materiale e se ne imparano le regole di composizione.</p>
<p>Cos&#8217;è il materiale? Ma l&#8217;insieme di tutte le parole latine stesse, sciocchini:  nomi, aggettivi, verbi, congiunzioni e chi più ne ha più ne metta; tutti elementi che costituiscono i mattoni  con i quali si costruiscono le frasi.</p>
<p>Cosa sono le regole di composizione? Ma le regole che ci permettono di mettere insieme le parole per formare delle frasi di senso compiuto.</p>
<p>Come si costruiscono le frasi? Ma come in italiano, che diamine! Come si costruisce una frase in italiano? Si prende un articolo, un soggetto a caso,  un verbo  e si mette tutto insieme.<br />
Facciamo un esempio: &#8230;prendiamo il gesso e scriviamo alla lavagna la frase:</p>
<p><strong>LA </strong><em>gneek gneek</em> <strong>ROSA </strong><em>gneek</em> <strong>COOORRE</strong>.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Corre?</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sì, che c&#8217;è di strano?</span></p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Non ho mai visto una rosa correre.</em></span></p>
<p>Io sì. Dovresti vedere come dà dietro a suo marito quando torna a casa alticcio!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Ma perché non imparo a mordermi la lingua&#8230;)</em></span></p>
<p>Allora cari ragazzi. Come si fa a tradurre “LA ROSA CORRE” in latino?<br />
Semplice! Basta trovare le parole latine di significato analogo a quelle italiane e sostituirle nella frase! Chiaro?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ma sei proprio sicuro che si fa così?</em></span></p>
<p>Silenzio incompetente. Piuttosto, datti una mossa e vai sul dizionario a cercarmi come si traduce l&#8217;articolo “LA” in latino.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Mumble&#8230; vado.</em></span></p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Allora? Quanto tempo ti ci vuole?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>&#8230;ignoto, ignudo, ilare, &#8230;</em></span></p>
<p>( ottantadue, ottantatre&#8230;) &#8230;e datti una mossa; non possiamo mica stare qui ad aspettare tutto il giorno.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Non c&#8217;è!</em></span></p>
<p>Come non c&#8217;è!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Non c&#8217;è. </em></span></p>
<p>Macché, hai guardato bene?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Certo!</em></span></p>
<p>Fammi vedere! O questa! Ma come! Ci deve essere!</p>
<p>mmmm&#8230; a meno che&#8230; a meno che&#8230; dai ragazzi, per piacere non cominciamo! Io sono buono e caro, ma questi scherzi non mi piacciono. Avanti.. .chi ha preso l&#8217;articolo? Forza! Fuori il responsabile! Guardate che vi tengo in classe tutta la mattina e non vi faccio fare la ricreazione!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ma Atticus&#8230;</em></span></p>
<p>Silenzio Alter! Allora? Tutti zitti? &#8230;e sia, giovanotti! Visto che il colpevole non vuole uscire facciamo una bella cosa:  io esco cinque minuti dall&#8217;aula. Il responsabile rimette l&#8217;articolo sulla scrivania e quando torno sono disposto a dimenticare l&#8217;incidente, ma attenzione! &#8230;Se quando rientro non trovo niente&#8230; preparatevi!!!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>&#8230;ma Atticus&#8230;</em></span></p>
<p>Vieni assistente, usciamo!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>ma&#8230;</em></span></p>
<p>E vieni!</p>

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		<title>Lectio prima pars secunda &#8211; La pronuncia del latino</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 23:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[atticus]]></category>
		<category><![CDATA[Cicerone]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
		<category><![CDATA[lucrezio]]></category>
		<category><![CDATA[pronuncia]]></category>
		<category><![CDATA[Quintiliano]]></category>
		<category><![CDATA[Varrone]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendiamo dunque la nostra lezione dopo l&#8217;intervallo. Seduti prego&#8230; Giovanottiiiii. E allora! Seduti ho detto. (Ma&#8230; e che sono questi rimasugli di cibo sulla mia cattedra? &#8230; Lardo pancettato? Melanzane sott&#8217;olio?? Birra di puro malto???? Ma che gli mettono nella cartella a questi ragazzi le loro mamme?) Si ricomincia? (&#8230;e io che ci ho l&#8217;uovino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo dunque la nostra lezione dopo l&#8217;intervallo. Seduti prego&#8230; Giovanottiiiii. E allora! Seduti ho detto. (Ma&#8230; e che sono questi rimasugli di cibo sulla mia cattedra? &#8230; Lardo pancettato? Melanzane sott&#8217;olio?? Birra di puro malto???? Ma che gli mettono nella cartella a questi ragazzi le loro mamme?)<span id="more-233"></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Si ricomincia?</em></span></p>
<p>(&#8230;e io che ci ho l&#8217;uovino con la sorpresa!)</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora Atticus. Abbiamo capito più o meno come lo scrivevano questo latino, ma come lo parlavano? Eh? Come lo parlavano?</em></span></p>
<div id="attachment_248" class="wp-caption alignleft" style="width: 213px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/caldarrosta.jpg"><img class="size-medium wp-image-248" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/caldarrosta-203x300.jpg" alt="Antica edizione del sillabario del Caldarrosta" width="203" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Antica edizione del sillabario del Caldarrosta</p></div>
<p>Ah si! La pronuncia del latino!&#8230;&#8230; Ardua questione! Al tempo non esistevano registratori e quindi dobbiamo basarci sull&#8217;opinione dei dotti. Potremmo iniziare dai documenti del <strong>Caldarrosta</strong>.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E chi era costui?</em></span></p>
<p>Come chi era? Girolamo Farfuglia detto il Caldarrosta, allievo prediletto del “Cantonata” e famosissimo glottologo. Massimo esperto di sillabazione dell&#8217;Accademia del Fischio di Bologna.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Mai sentito nominare!</em></span></p>
<p>Pare che “Caldarrosta” fosse un soprannome affibbiatogli per la sua abitudine di allenare lingua e respirazione col cacciarsi in bocca una castagna appena estratta dalla brace che palleggiava poi con rara maestria nel cavo orale, raffreddandola con rapide inspirazioni e espirazioni senza toccarla con le mani, finché questa non avesse raggiunto la temperatura ambiente. I contemporanei affermano che, a seguito di questi esercizi, fosse in grado di recitare un intero canto dell&#8217;Odissea senza riprendere fiato. Espertissimo nell&#8217;uso dell&#8217;epiglottide perfezionò il metodo della boccuccia a cuore nella pronuncia della u francese. Grande virtuoso dello sciacquo e del gargarismo divenne celebre per il modo con cui arrotava la erre. Purtroppo morì ancora giovane soffocato da una labiodentale-nasale che gli era andata di traverso perchè si era impigliata in una fricativa-dorsopalatale-velare-sorda.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Senti, ma non sarà materia un po&#8217; troppo complicata per un corso di latino per neofiti?</em></span></p>
<p>Hai ragione, non ci avevo pensato! Vuol dire che allora procederò a braccio affidandomi alle mie ben note doti di divulgatore.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Procedi come ti pare! Basta che tu mi dica come parlavano latino questi romani.</em></span></p>
<p>Come lo parlavano come lo parlavano! Semplicissimo caro, come lo scrivevano.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Non ci credo. Facci un esempio.</em></span></p>
<p>Immediatamente. Prendiamo una parola latina a caso: <strong><em>Aequatio</em></strong>, che vuol dire “uguaglianza”. Come la pronunceresti? Sentiamo!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E che ne so.</em></span></p>
<p>“<em>Aequatio</em>”, semplice no?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ma qui dice che si dovrebbe pronunciare “Equazio”.</em></span></p>
<p>Qui dove? Che stai leggendo? Fa&#8217; vedere!&#8230;.. ma sono gli appunti dello zio prete!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Sì, e lui non dice che il latino si pronuncia come si scrive ma in modo tutto diverso.</em></span></p>
<p><span style="#339966;">Afferma che <em><strong>ae </strong></em>e <em><strong>oe </strong></em>si leggono &#8220;<em>e&#8221;</em>, che i gruppi <em><strong>ti</strong></em> e <em><strong>zi</strong></em> seguiti da vocale si pronunciano &#8220;<em>zi</em>&#8221; e che il <em><strong>ph </strong></em>si legge &#8220;<em>f</em>&#8220;. E fa pure degli esempi: <em><strong>Caesar </strong></em>che si pronuncia <em>&#8220;Cesar&#8221;</em>, <em><strong>poena </strong></em>che si pronuncia &#8220;<em>pena</em>&#8220;, <em><strong>philosophus </strong></em>che si legge &#8220;<em>filosofus</em>&#8220;; di conseguenza, stando a quello che scrive, <em><strong>aequatio </strong></em>si pronuncia <em>&#8220;equazio&#8221;</em>. Come volevasi dimostrare.</span></p>
<p>Ma che dimostrare e dimostrare! Lo zio prete usava un modo di pronunciare il latino che andava bene per le sue giaculatorie, non crederai davvero che i romani lo pronunciassero come dice lui!?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E chi me lo garantisce che hai ragione?</em></span></p>
<p>Ascolta folle. Ma te lo immagini quel pezzo di marcantonio di Brenno che dinanzi alla bilancia che pesa l&#8217;oro del riscatto di Roma, nel vedere che gli stanno facendo la tara sul peso dice agli attoniti senatori &#8220;<em>Ve&#8217; victis</em>” agitando la manina a paletta come si fa con i bambini discoli? Credi che gli avrebbero dato retta? Gli avrebbero risposto con un sorrisetto e avrebbero continuato a fare di testa loro. Pensa invece a quanto è diverso un <em><strong>Vae</strong></em> detto con un vocione profondo e minaccioso magari strascicando la <em>a</em> e la <em>e</em>. C&#8217;è da farsela sotto dalla paura.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E questi, secondo te, sarebbero gli argomenti che dovrebbero convincermi che i romani pronunciavano ae come si scrive?</em></span></p>
<p>E va bene miscredente. Lasciamo parlare direttamente loro allora. Tieni: Apri questo libro e prendi questo verso; è il primo verso del <strong><em>De Rerum Natura</em> </strong>di<strong> Lucrezio</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Aeneadum genetrix, hominum divumque voluptas</strong></em></p>
<p>Lascia perdere il significato; (se proprio lo vuoi sapere c&#8217;è scritto &#8211; &#8220;Genitrice degli Eneadi, piacere degli uomini e degli dèi&#8221;, e si parla di Venere) e leggi le prime due parole in un modo e nell&#8217;altro. Scoprirai che differenza fa leggere “<em>aeneadum</em>” invece che “<em>eneadum</em>”. “<em>Aeneadum</em>” è come un passo di danza che ti introduce alla lettura del verso; “<em>eneadum </em>” è un inciampo nello scalino prima ancora di iniziare.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Beh, in effetti con </em>&#8220;ae&#8221; <em>suona meglio.</em></span></p>
<p>Vuoi un altro esempio? <strong>Varrone</strong> nel suo trattato <em><strong>De lingua latina</strong></em> scrisse che storpiare <em>Maesium </em>in <em>Mesium</em> è da buzzurri. Ne vuoi sapere più di Varrone? Ovvìa!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ma allora perché lo zio prete usava quello strano modo di parlare?</em></span></p>
<p>Perché perché! Ma perché, come la scuola, è rimasto fermo ai tempi del Concilio di Tours (813 d.C.) dove la Chiesa, per rendere la pronuncia della lingua latina più comprensibile al popolino, ne modificò la pronuncia secondo gli usi del volgare di allora.</p>
<p>Lascia quindi, o mio fido, tale consuetudine al villico e all&#8217;asceta e abbandonati insieme a me alla aulica pronuncia di Cesare e di Cicerone.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora, se accettassi la tua tesi sulle regole della pronuncia, la lezione sarebbe finita qui?</em></span></p>
<p>Non proprio piccolo illetterato. Oltre alla <em><strong>ae</strong></em>, che si legge &#8220;<em>ae</em>&#8220;, i latini leggevano pure la <strong>V</strong> come una &#8220;<em>U</em>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E questo chi te lo ha detto?</em></span></p>
<p>Beh, lo si può evincere dalla iscrizioni marmoree giunte fino a noi, dove troviamo scritto <em><strong>AVGVSTVS</strong> </em>per esempio. C&#8217;è pure una testimonianza di <strong>Cicerone </strong>nel suo <em><strong>De Divinatione</strong></em> (II 84) che avalla questa tesi. Stai a sentire.</p>
<p>Narra Cicerone che Crasso, in procinto di imbarcarsi da Brindisi per l&#8217;oriente, udì il grido di un venditore di fichi che urlava “<em>Cauneas, cauneas</em>” (&#8220;fichi di Cauno&#8221;). Gli sembrò che la voce dicesse “<em>Cave ne eas, cave ne eas</em>” (&#8220;Guardati dall&#8217;andare!&#8221;) e, superstizioso come tutti i Romani, ciò gli apparve come un brutto presagio. Da qui la congettura che <strong><em>cave ne eas</em></strong> si pronunciasse “<em>Caue ne eas</em>”.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora Brenno diceva “</em>Uae uictis!<em>&#8220;</em></span></p>
<p>Mumble&#8230;&#8230; parrebbe&#8230;&#8230; comunque sempre meglio di <em>&#8220;Vè</em>!&#8221;</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>E vada per la <strong>V</strong> che si legge &#8220;U&#8221;. Basta?</em></span></p>
<p>No. La <strong>C</strong> e la <strong>G</strong> venivano pronunciate dure, rispettivamente come &#8220;<em>k&#8221;</em> e &#8220;<em>gh&#8221;</em>. Quindi <em><strong>Caesar </strong></em>veniva pronunciato <em>&#8220;Kaesar&#8221; </em>(da cui deriva <em>Kaiser </em>come tutti sanno) e <strong><em>magnum </em></strong>si pronunciava &#8220;<em>maghnum&#8221; </em>come ho letto da qualche parte. La <strong>Y</strong> si pronunciava come una <em>u</em> “francese” (mi raccomando la boccuccia a cuore) e la <strong>h</strong> che indicava aspirazione si pronunciava solo se all&#8217;inizio di parola, altrimenti veniva ignorata.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora</em><em> Brenno diceva “</em>Uae uiktis<em>”.</em></span></p>
<p>Ma la fai finita con questo Brenno! Incavolato com&#8217;era chissà cosa gli sarà uscito di bocca.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Kapito. Finito?</em></span></p>
<p>Quasi. Manca solo da stabilire dove i romani mettevano l&#8217;accento. E qui fortunatamente possiamo ricorrere a <strong>Quintiliano</strong>, il quale dice testualmente nella sua <strong><em>Institutio oratoria</em></strong> (1-30):</p>
<p>“In ogni parola l&#8217;accento acuto deve cadere su una delle ultime tre sillabe, siano queste le sole o le ultime della stessa parola, e di queste l&#8217;acuta è la penultima o la terzultima. Delle tre sillabe di cui parlo, pertanto, quella di mezzo, se è lunga, sarà acuta o circonflessa: se è breve avrà sempre l&#8217;accento grave e perciò renderà acuta la sillaba precedente, cioè la terzultima. In ogni parola una sillaba dall&#8217;accento acuto deve esserci comunque, mai però più di una, nè mai può essere l&#8217;ultima, e perciò nei bisillabi è sempre la prima. Oltre a ciò la medesima parola non potrà mai avere l&#8217;accento acuto e il circonflesso: perciò né l&#8217;uno né l&#8217;altro staranno mai sull&#8217;ultima sillaba.”</p>
<p>Bello vero?</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Ci ho capito il giusto.</em></span></p>
<p>Anche io.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Come anche io! Ma non sei tu l&#8217;insegnante di latino!)</em></span></p>
<p>(Insegnante&#8230; insegnante&#8230;via, lo sai anche tu come vanno queste cose&#8230; anzi, lo sai che faccio? Vado a guardare cosa hanno scritto quegli altri nel <a href="http://www.discipulus.it/didattica/lezione-01-lettura-e-pronuncia-del-latino.html"><strong>corso di latino ufficiale</strong></a>. Ah, mi raccomando! Acqua in bocca&#8230;)</p>
<p>&#8230;devo uscire un attimo figlioli; buoni che torno subito.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Maria! Mi sorge un terribile sospetto&#8230; ) fermi ragazzi, per carità, state buoni, non fate confusione (Accidenti a me e a quel giorno che&#8230;)</em></span></p>
<p>Eccomi di ritorno, anf. Ho fatto presto eh!</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Allora?</em></span></p>
<p>Semplicissimo. Il tutto si può condensare in tre semplici regolette:</p>
<ul>
<li>Nessuna parola latina è accentata più indietro della terzultima sillaba</li>
<li>Nessuna parola latina è accentata sull’ultima sillaba</li>
<li>Una parola latina si accenta sulla penultima sillaba se questa è lunga; si accenta sulla terzultima se la penultima è breve.</li>
</ul>
<p>Visto? Problema risolto.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>Scusa ma a me chi me lo dice se una sillaba è lunga o breve?</em></span></p>
<p>Oibò! Ecco, beh, (&#8230;mumble&#8230; la <em>elle </em>è lunga, si vede a occhio, e poi&#8230; insomma, anche la <em>ti </em>mi sembra lunghina&#8230; invece la <em>e</em>, piccina com&#8217;è, mi parrebbe&#8230; insomma&#8230;&#8230; forse&#8230;&#8230; e non lo so mica!)</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Come non lo sai!!)</em></span></p>
<p>Boh</p>
<p><em><span style="color: #339966;">(Ma inventa qualcosa per l&#8217;amor di Dio)</span></em></p>
<p>(E&#8217; una parola! Fammici pensare un momentino!&#8230;)</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Ma che pensare e pensare, ma ti rendi conto che ci osservano tutti?)</em></span></p>
<p>( E stai calmo accidenti; non è mica facile! mumble mumble&#8230;)</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Ti vuoi decidere?)</em></span></p>
<p>(&#8230;aspetta&#8230;.. aspetta&#8230;&#8230; aa&#8230;. ahhh&#8230; ci sono!)</p>
<p>Allora cari alunni, facciamo un giochino. Chi di voi mi sa dire come si fa a distinguere fra sillabe lunghe e sillabe brevi in latino? Chi me lo dice si prende un bel dieci.</p>
<p><span style="color: #008000;"><em>(Questo qua mi farà venire un infarto prima o poi!) Forza ragazzi. Chi glielo dice? Ci metto anche dieci euro di mio&#8230;)</em></span></p>

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		<title>Lectio prima pars prima &#8211; L&#8217;alfabeto latino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 23:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
		<category><![CDATA[atticus]]></category>
		<category><![CDATA[carmen arvale]]></category>
		<category><![CDATA[carmen saliare]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
		<category><![CDATA[lapis niger]]></category>
		<category><![CDATA[leggi 12 tavole]]></category>
		<category><![CDATA[tavole egubine]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque allievi cari, eccoci qua! Avete sete di conoscenza? La estinguerete! Fame di sapere? Vi sazierete! Bisogno di soldi? Ehm..ecco&#8230;.mumble&#8230;.dove diavolo ho messo la penna?&#8230;. Assistente! Eccomi. Qual era l&#8217;argomento della lectio odierna? Mi sembra l&#8217;alfabeto, eccellenza! Ah, già, l&#8217;alfabeto. Dunque! Passami i papiri del tristrisavolo Atticus I il vegliardo. Questi qui? Grazie caro, proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque allievi cari, eccoci qua! Avete sete di conoscenza? La estinguerete! Fame di sapere? Vi sazierete! Bisogno di soldi? Ehm..ecco&#8230;.mumble&#8230;.dove diavolo ho messo la penna?&#8230;. Assistente!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Eccomi.</span></em></p>
<p>Qual era l&#8217;argomento della lectio odierna?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Mi sembra l&#8217;alfabeto, eccellenza!</span></em><span id="more-198"></span></p>
<div id="attachment_286" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/atticus_i.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-286" title="Atticus I il Vegliardo" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/atticus_i-150x150.jpg" alt="Atticus I il Vegliardo" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Atticus I il Vegliardo</p></div>
<p>Ah, già, l&#8217;alfabeto. Dunque! Passami i papiri del tristrisavolo Atticus I il vegliardo.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Questi qui?</span></em></p>
<p>Grazie caro, proprio loro. Leggiamo: Afferma il tristrisavolo che per imparare una lingua non si può prescindere dal conoscerne il suo alfabeto ovverosia quell&#8217;insieme di segni che danno origine alle parole. Affrontarne lo studio senza conoscere bene il significato dei suoi simboli può condurre a terribili complicazioni.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma davvero?</em></span></p>
<div id="attachment_205" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/parascandola.jpg"><img class="size-medium wp-image-205" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/parascandola-191x300.jpg" alt="Parascandola - 10000 modi di sbagliare una traduzione - Ristampa Anastatica" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Parascandola - 10000 modi di sbagliare una traduzione - Ristampa Anastatica</p></div>
<p>Certamente. Nel suo famosissimo trattato <strong>Diecimila modi di sbagliare una traduzione</strong>, il Parascandola cita l&#8217;esempio di tale “Rin bam-bi” monaco giapponese del IV secolo il quale, giunto dall&#8217;oriente con la ferma volontà di imparare il latino, congetturò che i segni del nostro alfabeto fossero simili a quelli del suo e iniziò ad attribuire un significato ad ogni lettera secondo quanto era abituato a fare a casa sua. Chiamò la A – “Piccolo tetto a punta che copre la mia casa” , la B- “Grassa signora” e andò avanti così fino alla Z che battezzò – “Colui che cammina pieno di sakè”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E che successe poi?</span></em></p>
<p>Morì di fame alla ricerca disperata della parola “Prosciutto”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Santo cielo!</span></em></p>
<p>Tornando a noi, e per evitare problemi analoghi, cercheremo quindi di stabilire per prima cosa da dove viene e che tipo di alfabeto è quello latino.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Bene.</span></em></p>
<p>Pare che esso sia nato da quello Etrusco, nato a sua volta da quello Greco a sua volta derivato dall&#8217;incrocio del Fenicio con il Miceneo e la Lineare b di Creta.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E che è? La catena di Sant&#8217;Antonio!</span></em></p>
<p>Silenzio in aula. Quando i greci, intelligenti com&#8217;erano, si accorsero che i fenici avevano inventato un alfabeto sillabico che, con soli 22 simboli, permetteva loro di fare di tutto, lo adottarono immediatamente. L&#8217;alfabeto fenicio usava un insieme di 22 consonanti e, quando venne adottato dai greci, dovette integrare al suo interno la rappresentazione delle vocali, necessarie alle lingue indoeuropee. Alcuni simboli dell&#8217;alfabeto che rappresentavano consonanti non usate vennero perciò utilizzati per rappresentare le vocali mancanti. Successivamente i Greci estesero attraverso i traffici il loro alfabeto in tutto il mediterraneo; gli Etruschi lo adattarono al loro e i latini lo acquisirono dagli Etruschi. Durante questo processo alcuni simboli scomparvero, altri nacquero, altri subirono una mutazione, e il tutto si trasformò lentamente nell&#8217;insieme dei 24 segni che formano l&#8217;alfabeto latino odierno che tutti conosciamo. Questo:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V X Y Z</strong></p>
<p>In origine non tutte le lettere esistevano. Alcune sono entrate a far parte dell&#8217;alfabeto latino in tempi diversi. Per esempio la G sembra che sia stata aggiunta circa nel terzo secolo inventata da un certo liberto di nome Spurio Carvilio, fondatore della prima scuola di Roma, modificando la lettera C. La lettera Z (pronunciata in origine come una S) si trasformò in R e scomparve per poi venir reintrodotta nel I secolo a. C. assieme alla Y, allo scopo di includere nella lingua latina le parole greche che le usavano, e via dicendo. La situazione era così intricata che ad oggi non c&#8217;è ancora accordo sul numero delle lettere che formavano l&#8217;alfabeto latino classico. Chi dice 20, chi 23.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Bella confusione!</span></em></p>
<p>I Romani stessi si accorsero del problema e cercarono di porvi rimedio. Claudio tentò durante il suo regno di attuare una riforma dell&#8217;alfabeto, ma il suo trattato è andato perduto e ne è rimasta traccia solo nell&#8217;epigrafia dell&#8217;epoca. Fortunatamente questo entrare, scomparire e modificarsi di simboli, se da un lato ha rappresentato una complicazione, dall&#8217;altro ha costituito una vera manna per archeologi e studiosi perché ha permesso loro, attraverso l&#8217;analisi dei simboli e della loro presenza nei testi, di risalire con buona approssimazione al periodo nel quale furono scritti.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E qual è il più antico documento scritto in latino?</span></em></p>
<p>A me il papiro del trisavolo. Mumble&#8230;ecco&#8230; pare che il più antico testo scritto in latino sia stato inciso su un cippo di pietra, ormai perduto, da certo “Manfanus”, il quale, esasperato dalle scorribande che Greci ed Etruschi, guerreggiando fra loro con i carri, compivano quotidianamente sul suo campicello di cicoria, scolpì un avviso che suonava all&#8217;incirca:</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il primo che mi attraversa ancora il campo<br />
gli faccio un c&#8230; (qui la tradizione è discorde) come una capanna!</em></span></p>
<p>Anatema invero terribile se si pensa alle dimensioni non proprio minuscole delle capanne di allora, come attestato da recenti scavi sul Palatino. E per essere certo che chiunque leggesse bene il messaggio, incise il testo scrivendo alternativamente una riga verso destra e la sottostante verso sinistra in modo che quelli, rincorrendosi in un senso e poi nell&#8217;altro, potessero comprendere perfettamente a quale terribile rischio si stavano esponendo. Dai gesti espliciti e dall&#8217;espressione non proprio accattivante dell&#8217;autore tale modo di scrivere prese da allora il nome, come sappiamo, di “bustrofedico”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Senti, Atticus! A me questo tristrisavolo con le sue “tradizioni” non mi convince mica tanto.</span></em></p>
<p>Ah incredulo! Vorresti mettere in dubbio la veridicità delle mie fonti? L&#8217;autorità del mio avo?</p>
<div id="attachment_206" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lapisniger.jpg"><img class="size-medium wp-image-206" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lapisniger-228x300.jpg" alt="Lapis Niger" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lapis Niger</p></div>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma non c&#8217;è qualcosa di più circostanziato? Qualcosa che sia possibile toccare con mano?</span></em></p>
<p>C&#8217;è, c&#8217;è non ti scaldare. Ecco qua. A detta di scienziati, storici e archeologi (tze) il più antico esempio di scrittura latina esistente pare sia rappresentato dal cosidetto <strong>“Lapis niger”</strong>, cippo frammentario presente nel foro romano, databile al VI secolo a.C. circa il cui testo è senza dubbio latino ma di interpretazione non certa. Anch&#8217;esso è scritto secondo la tecnica “bustrofedica”! Potrei tentarne una mia interpretazione personale, che ne dici?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Per l&#8217;amor del cielo, lascia perdere e vai avanti.</span></em></p>
<p>Va bene, va bene&#8230; dove eravamo rimasti? Ah sì. Seguono frammenti di testi religiosi antichi tramandati nel tempo dai collegi sacerdotali, <strong><a href="http://www.discipulus.it/letteratura/carmen-saliare.html">Carmen Saliare</a>, <a href="http://www.discipulus.it/letteratura/carmen-arvale.html">Carmen Arvale</a></strong>, scritti in un latino così arcaico da risultare incomprensibile perfino ai Romani dell&#8217;età classica. (&#8220;<em>Saliorum carmina uix sacerdotibus suis satis intellecta</em>&#8220;, chiosava il buon Quintiliano – <em>Institutio Oratoria </em>1, 6, 40) che più o meno significa: “i testi dei canti dei Salii sono a malapena comprensibili ai sacerdoti stessi.”</p>
<p>Bisognerà attendere le <strong>Dodici Tavole</strong> (un insieme di leggi del V secolo esposte nel Foro fino al sacco di Roma ad opera dei Galli nel 390 a. C.) per trovare un documento che si avvicina come forma al latino che conosciamo. Queste tavole inchiodate nel foro scomparvero purtroppo con il sacco di Roma ma ne conosciamo in parte il contenuto attraverso testimonianze presenti nella letteratura latina posteriore. Fra l&#8217;altro pare che esse, in origine, fossero usate anche come veri e propri testi di insegnamento.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma guarda!</span></em></p>
<div id="attachment_207" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/tavoleegubine.jpg"><img class="size-medium wp-image-207" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/tavoleegubine-300x113.jpg" alt="Tavole Egubine" width="300" height="113" /></a><p class="wp-caption-text">Tavole Eugubine</p></div>
<p>Per terminare fra i documenti più antichi citiamo le <strong>dodici tavole eugubine</strong>, sette tavole di bronzo, di cui cinque scritte su due facce, trovate a Gubbio e conservate nel locale museo civico. I testi del II e del I secolo a.C. scritti parte in alfabeto etrusco (200-120 a. C.) e parte in alfabeto latino (150-70 a. C.) descrivono, sembra, riti religiosi.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Tutti esempi di difficile interpretazione quindi.</span></em></p>
<p>Sì, e come se non bastasse, scritti per lo più senza regole precise. Interpunzione, separazione delle parole fra loro, andare a capo all&#8217;inizio di un nuovo periodo rappresentavano scelte che potevano essere ignorate tranquillamente dallo scrivente. Vere regole grammaticali vennero introdotte solo posteriormente alla prima età imperiale, e ciò giustifica almeno in parte le indiscrezioni di Svetonio secondo le quali anche Augusto non scriveva correttamente.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Perbacco! Niente regole di scrittura! Chissà allora come lo parlavano questo latino i Romani!</span></em></p>
<p>Momento socio. Prima facciamo riposare gli alunni. Ricreazione fanciulli. Mangiatevi la merendina (miss Black Queen, ho detto merendina, non una chianina da 4 chilogrammi) e sgranchitevi le gambe, ché fra poco si ricomincia.</p>

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