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	<title>Discipulus 2.0 &#187; alfabeto</title>
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	<description>Versioni Latine, Corso di Latino, Vita Latina, Letteratura</description>
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		<title>Lectio prima pars prima &#8211; L&#8217;alfabeto latino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 23:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Atticus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di latino di Atticus e Alter]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[alter]]></category>
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		<category><![CDATA[carmen arvale]]></category>
		<category><![CDATA[carmen saliare]]></category>
		<category><![CDATA[corso di latino]]></category>
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		<category><![CDATA[leggi 12 tavole]]></category>
		<category><![CDATA[tavole egubine]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque allievi cari, eccoci qua! Avete sete di conoscenza? La estinguerete! Fame di sapere? Vi sazierete! Bisogno di soldi? Ehm..ecco&#8230;.mumble&#8230;.dove diavolo ho messo la penna?&#8230;. Assistente! Eccomi. Qual era l&#8217;argomento della lectio odierna? Mi sembra l&#8217;alfabeto, eccellenza! Ah, già, l&#8217;alfabeto. Dunque! Passami i papiri del tristrisavolo Atticus I il vegliardo. Questi qui? Grazie caro, proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque allievi cari, eccoci qua! Avete sete di conoscenza? La estinguerete! Fame di sapere? Vi sazierete! Bisogno di soldi? Ehm..ecco&#8230;.mumble&#8230;.dove diavolo ho messo la penna?&#8230;. Assistente!</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Eccomi.</span></em></p>
<p>Qual era l&#8217;argomento della lectio odierna?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Mi sembra l&#8217;alfabeto, eccellenza!</span></em><span id="more-198"></span></p>
<div id="attachment_286" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/atticus_i.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-286" title="Atticus I il Vegliardo" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/atticus_i-150x150.jpg" alt="Atticus I il Vegliardo" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Atticus I il Vegliardo</p></div>
<p>Ah, già, l&#8217;alfabeto. Dunque! Passami i papiri del tristrisavolo Atticus I il vegliardo.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Questi qui?</span></em></p>
<p>Grazie caro, proprio loro. Leggiamo: Afferma il tristrisavolo che per imparare una lingua non si può prescindere dal conoscerne il suo alfabeto ovverosia quell&#8217;insieme di segni che danno origine alle parole. Affrontarne lo studio senza conoscere bene il significato dei suoi simboli può condurre a terribili complicazioni.</p>
<p><span style="color: #339966;"><em>Ma davvero?</em></span></p>
<div id="attachment_205" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/parascandola.jpg"><img class="size-medium wp-image-205" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/parascandola-191x300.jpg" alt="Parascandola - 10000 modi di sbagliare una traduzione - Ristampa Anastatica" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Parascandola - 10000 modi di sbagliare una traduzione - Ristampa Anastatica</p></div>
<p>Certamente. Nel suo famosissimo trattato <strong>Diecimila modi di sbagliare una traduzione</strong>, il Parascandola cita l&#8217;esempio di tale “Rin bam-bi” monaco giapponese del IV secolo il quale, giunto dall&#8217;oriente con la ferma volontà di imparare il latino, congetturò che i segni del nostro alfabeto fossero simili a quelli del suo e iniziò ad attribuire un significato ad ogni lettera secondo quanto era abituato a fare a casa sua. Chiamò la A – “Piccolo tetto a punta che copre la mia casa” , la B- “Grassa signora” e andò avanti così fino alla Z che battezzò – “Colui che cammina pieno di sakè”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E che successe poi?</span></em></p>
<p>Morì di fame alla ricerca disperata della parola “Prosciutto”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Santo cielo!</span></em></p>
<p>Tornando a noi, e per evitare problemi analoghi, cercheremo quindi di stabilire per prima cosa da dove viene e che tipo di alfabeto è quello latino.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Bene.</span></em></p>
<p>Pare che esso sia nato da quello Etrusco, nato a sua volta da quello Greco a sua volta derivato dall&#8217;incrocio del Fenicio con il Miceneo e la Lineare b di Creta.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E che è? La catena di Sant&#8217;Antonio!</span></em></p>
<p>Silenzio in aula. Quando i greci, intelligenti com&#8217;erano, si accorsero che i fenici avevano inventato un alfabeto sillabico che, con soli 22 simboli, permetteva loro di fare di tutto, lo adottarono immediatamente. L&#8217;alfabeto fenicio usava un insieme di 22 consonanti e, quando venne adottato dai greci, dovette integrare al suo interno la rappresentazione delle vocali, necessarie alle lingue indoeuropee. Alcuni simboli dell&#8217;alfabeto che rappresentavano consonanti non usate vennero perciò utilizzati per rappresentare le vocali mancanti. Successivamente i Greci estesero attraverso i traffici il loro alfabeto in tutto il mediterraneo; gli Etruschi lo adattarono al loro e i latini lo acquisirono dagli Etruschi. Durante questo processo alcuni simboli scomparvero, altri nacquero, altri subirono una mutazione, e il tutto si trasformò lentamente nell&#8217;insieme dei 24 segni che formano l&#8217;alfabeto latino odierno che tutti conosciamo. Questo:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V X Y Z</strong></p>
<p>In origine non tutte le lettere esistevano. Alcune sono entrate a far parte dell&#8217;alfabeto latino in tempi diversi. Per esempio la G sembra che sia stata aggiunta circa nel terzo secolo inventata da un certo liberto di nome Spurio Carvilio, fondatore della prima scuola di Roma, modificando la lettera C. La lettera Z (pronunciata in origine come una S) si trasformò in R e scomparve per poi venir reintrodotta nel I secolo a. C. assieme alla Y, allo scopo di includere nella lingua latina le parole greche che le usavano, e via dicendo. La situazione era così intricata che ad oggi non c&#8217;è ancora accordo sul numero delle lettere che formavano l&#8217;alfabeto latino classico. Chi dice 20, chi 23.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Bella confusione!</span></em></p>
<p>I Romani stessi si accorsero del problema e cercarono di porvi rimedio. Claudio tentò durante il suo regno di attuare una riforma dell&#8217;alfabeto, ma il suo trattato è andato perduto e ne è rimasta traccia solo nell&#8217;epigrafia dell&#8217;epoca. Fortunatamente questo entrare, scomparire e modificarsi di simboli, se da un lato ha rappresentato una complicazione, dall&#8217;altro ha costituito una vera manna per archeologi e studiosi perché ha permesso loro, attraverso l&#8217;analisi dei simboli e della loro presenza nei testi, di risalire con buona approssimazione al periodo nel quale furono scritti.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">E qual è il più antico documento scritto in latino?</span></em></p>
<p>A me il papiro del trisavolo. Mumble&#8230;ecco&#8230; pare che il più antico testo scritto in latino sia stato inciso su un cippo di pietra, ormai perduto, da certo “Manfanus”, il quale, esasperato dalle scorribande che Greci ed Etruschi, guerreggiando fra loro con i carri, compivano quotidianamente sul suo campicello di cicoria, scolpì un avviso che suonava all&#8217;incirca:</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il primo che mi attraversa ancora il campo<br />
gli faccio un c&#8230; (qui la tradizione è discorde) come una capanna!</em></span></p>
<p>Anatema invero terribile se si pensa alle dimensioni non proprio minuscole delle capanne di allora, come attestato da recenti scavi sul Palatino. E per essere certo che chiunque leggesse bene il messaggio, incise il testo scrivendo alternativamente una riga verso destra e la sottostante verso sinistra in modo che quelli, rincorrendosi in un senso e poi nell&#8217;altro, potessero comprendere perfettamente a quale terribile rischio si stavano esponendo. Dai gesti espliciti e dall&#8217;espressione non proprio accattivante dell&#8217;autore tale modo di scrivere prese da allora il nome, come sappiamo, di “bustrofedico”.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Senti, Atticus! A me questo tristrisavolo con le sue “tradizioni” non mi convince mica tanto.</span></em></p>
<p>Ah incredulo! Vorresti mettere in dubbio la veridicità delle mie fonti? L&#8217;autorità del mio avo?</p>
<div id="attachment_206" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lapisniger.jpg"><img class="size-medium wp-image-206" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/lapisniger-228x300.jpg" alt="Lapis Niger" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lapis Niger</p></div>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma non c&#8217;è qualcosa di più circostanziato? Qualcosa che sia possibile toccare con mano?</span></em></p>
<p>C&#8217;è, c&#8217;è non ti scaldare. Ecco qua. A detta di scienziati, storici e archeologi (tze) il più antico esempio di scrittura latina esistente pare sia rappresentato dal cosidetto <strong>“Lapis niger”</strong>, cippo frammentario presente nel foro romano, databile al VI secolo a.C. circa il cui testo è senza dubbio latino ma di interpretazione non certa. Anch&#8217;esso è scritto secondo la tecnica “bustrofedica”! Potrei tentarne una mia interpretazione personale, che ne dici?</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Per l&#8217;amor del cielo, lascia perdere e vai avanti.</span></em></p>
<p>Va bene, va bene&#8230; dove eravamo rimasti? Ah sì. Seguono frammenti di testi religiosi antichi tramandati nel tempo dai collegi sacerdotali, <strong><a href="http://www.discipulus.it/letteratura/carmen-saliare.html">Carmen Saliare</a>, <a href="http://www.discipulus.it/letteratura/carmen-arvale.html">Carmen Arvale</a></strong>, scritti in un latino così arcaico da risultare incomprensibile perfino ai Romani dell&#8217;età classica. (&#8220;<em>Saliorum carmina uix sacerdotibus suis satis intellecta</em>&#8220;, chiosava il buon Quintiliano – <em>Institutio Oratoria </em>1, 6, 40) che più o meno significa: “i testi dei canti dei Salii sono a malapena comprensibili ai sacerdoti stessi.”</p>
<p>Bisognerà attendere le <strong>Dodici Tavole</strong> (un insieme di leggi del V secolo esposte nel Foro fino al sacco di Roma ad opera dei Galli nel 390 a. C.) per trovare un documento che si avvicina come forma al latino che conosciamo. Queste tavole inchiodate nel foro scomparvero purtroppo con il sacco di Roma ma ne conosciamo in parte il contenuto attraverso testimonianze presenti nella letteratura latina posteriore. Fra l&#8217;altro pare che esse, in origine, fossero usate anche come veri e propri testi di insegnamento.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Ma guarda!</span></em></p>
<div id="attachment_207" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="lightbox" href="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/tavoleegubine.jpg"><img class="size-medium wp-image-207" src="http://www.discipulus.it/wp-content/uploads/tavoleegubine-300x113.jpg" alt="Tavole Egubine" width="300" height="113" /></a><p class="wp-caption-text">Tavole Eugubine</p></div>
<p>Per terminare fra i documenti più antichi citiamo le <strong>dodici tavole eugubine</strong>, sette tavole di bronzo, di cui cinque scritte su due facce, trovate a Gubbio e conservate nel locale museo civico. I testi del II e del I secolo a.C. scritti parte in alfabeto etrusco (200-120 a. C.) e parte in alfabeto latino (150-70 a. C.) descrivono, sembra, riti religiosi.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Tutti esempi di difficile interpretazione quindi.</span></em></p>
<p>Sì, e come se non bastasse, scritti per lo più senza regole precise. Interpunzione, separazione delle parole fra loro, andare a capo all&#8217;inizio di un nuovo periodo rappresentavano scelte che potevano essere ignorate tranquillamente dallo scrivente. Vere regole grammaticali vennero introdotte solo posteriormente alla prima età imperiale, e ciò giustifica almeno in parte le indiscrezioni di Svetonio secondo le quali anche Augusto non scriveva correttamente.</p>
<p><em><span style="color: #339966;">Perbacco! Niente regole di scrittura! Chissà allora come lo parlavano questo latino i Romani!</span></em></p>
<p>Momento socio. Prima facciamo riposare gli alunni. Ricreazione fanciulli. Mangiatevi la merendina (miss Black Queen, ho detto merendina, non una chianina da 4 chilogrammi) e sgranchitevi le gambe, ché fra poco si ricomincia.</p>

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		<title>Lezione 01 &#8211; Lettura e pronuncia del Latino</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 14:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sempronia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso base di Latino]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
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		<description><![CDATA[In questa prima lezione affronteremo lo studio dell&#8217;alfabeto latino, la pronuncia, i dittonghi, esercizi. L&#8217;alfabeto latino è formato da 24 lettere (le 21 italiane più k, x, y). Per la pronuncia del latino esistono due norme, ossia la pronuncia classica e la pronuncia ecclesiastica. A scuola si adotta la pronuncia ecclesiastica (detta appunto anche scolastica) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In questa prima lezione affronteremo lo studio dell&#8217;alfabeto latino, la pronuncia, i dittonghi, esercizi.</em></p>
<p><span id="more-178"></span></p>
<p>L&#8217;alfabeto latino è formato da 24 lettere (le 21 italiane più k, x, y).</p>
<p>Per la pronuncia del latino esistono due norme, ossia la pronuncia classica e la pronuncia ecclesiastica. A scuola si adotta la pronuncia ecclesiastica (detta appunto anche scolastica) che è identica a quella italiana con qualche eccezione. Invece la pronuncia classica, detta anche <em>lectio restituta </em>, è stata ricostruita nel &#8217;400 da umanisti italiani, che credevano che ai tempi antichi si pronunciassero differentemente dall&#8217;italiano molte parole (es. <em>caesar </em>pr. class. = càesar; <em>cognosco </em>pr. class. = cog.nosco).<br />
Da ora in poi si parlerà solo di pronuncia ecclesiastica.</p>
<p><strong>Gruppi di lettere che si pronunciano diversamente da come scritto: </strong><br />
•  <strong><em>ti </em></strong><em>+ </em>voc.   pron. <strong>- zi </strong>+ voc   (es. <em>vitium </em>pr. vìzium)<br />
questa regola non si applica se <strong><em>ti </em></strong>+ voc. è preceduto da <strong>s </strong>, <strong>x </strong>o <strong>t </strong>(es. <em>quaestio </em>pron. quèstio)</p>
<p><strong>I due dittonghi della lingua latina:</strong><br />
•  <strong><em>ae </em></strong>pron. <strong>e </strong>(es. <em>Caesar </em>pron. cèsar)<br />
•  <strong><em>oe </em></strong>pron. <strong>e </strong>(es. <em>poena </em>pron. pèna)<br />
•  <strong><em>au </em></strong>pron. <strong>au </strong>(es. <em>aurum </em>pron. àurum)<br />
I primi due dittonghi però si leggono come sono scritti se la <strong>e </strong>compare con la dieresi: <strong>ë </strong>(es. <em>poëta) </em></p>
<p><strong>Norme dell&#8217;accento latino<br />
</strong>•  Nessuna parola latina è accentata più indietro della terzultima sillaba<br />
•  Nessuna parola latina è accentata sull&#8217;ultima sillaba<br />
•  Una parola latina si accenta sulla penultima sillaba se questa è lunga; si accenta sulla terzultima se la penultima è breve</p>
<p>Una vocale lunga è segnata da un tratto lungo in cima. Inoltre è &#8220;lunga per posizione&#8221; quando è seguita da due consonanti.<br />
Si ricorda che i dittonghi sono lunghi.</p>
<p><em>contĭnes </em>pron. còntines<br />
<em>placēbas </em>pron. placébas<br />
<em>vehementer </em>(NB. la vocale della penultima sillaba è seguita da due consonanti) pron. vehemènter<br />
<em>formŭla </em>pron. fòrmula<br />
<em>audīvi </em>pron. audìvi</p>
<p><strong>Esercizi : Lettura e pronuncia del Latino </strong></p>
<p><strong>1. Leggi le seguenti parole attenendoti alle norme della pronuncia scolastica. </strong></p>
<p>coemìsti &#8211; quaesìvi &#8211; Cìcero &#8211; Graecus &#8211; vitae &#8211; lungius &#8211; diligèntior &#8211; coepi &#8211; divitiae &#8211; càpere &#8211; gratias &#8211; philosophiae &#8211; exceptiònem &#8211; mentior &#8211; oboedio &#8211; praefectus legionis &#8211; scaena &#8211; video &#8211; consultatio &#8211; beatus &#8211; diutius &#8211; pulvìnar &#8211; eo &#8211; veneràtio &#8211; moveo &#8211; ignominia &#8211; frigus &#8211; suppono</p>
<p><strong>2. Segna l&#8217;accento tonico secondo le norme dell&#8217;accentazione. </strong></p>
<p>supplĕo &#8211; maritĭmus &#8211; indignans &#8211; index &#8211; sitĭens &#8211; commūni &#8211; amavēre &#8211; possûmus &#8211; recentes &#8211; omnĭbus &#8211; impĕtum &#8211; auxēre &#8211; Romāni &#8211; pupulusque &#8211; foeda &#8211; irascĕrer &#8211; ponĕre &#8211; amicitiaque &#8211; Tarentum &#8211; fecērunt &#8211; philosophĭa &#8211; viŏla</p>

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